Rinnovabili

70 ettari di fotovoltaico alle porte di Piombino, Cia Livorno: siamo fortemente contrari

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A Bocca di Cornia in un’area a vocazione agricola due progetti presentati in Regione Toscana prevedono un mega parco da oltre 100.000 pannelli.

 

di Iacopo Ricci

PIOMBINO (Li) – Una distesa sconfinata di 100.000 pannelli fotovoltaici in un’area agricola di 70 ettari a Bocca di Cornia, alle porte di Piombino. È quanto prevedono due progetti presentati nelle scorse settimane al settore Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Toscana.

Una prospettiva che non piace per niente alla CIA – Agricoltori italiani di Livorno. Accanto a lei Italia Nostra. Per la precisione i pannelli fotovoltaici sono 102.524, almeno stando ai progetti presentati, di cui 26.500 in prossimità della zona industriale di Montegemoli e 76.024 all’interno del triangolo che ha come base la via della base Geodetica e come lati il fiume Cornia e la SS 398.
La zona non è tutelata dalla normativa regionale e dunque è consentito realizzarvi impianti fotovoltaici. Ma 100.000 pannelli distribuiti su 70 ettari francamente sembrano troppi.

«Cia Livorno non è contraria per partito preso allo sviluppo del fotovoltaico nel territorio agricolo, a patto che ne rispetti la vocazione produttiva primaria – spiega il presidente provinciale Pierpaolo Pasquini.- È contraria invece ai parchi fotovoltaici a terra di grandi dimensioni in aree agricole, tendenti a snaturare le potenzialità del territorio a scapito delle future possibilità di sviluppo del settore, con tanti saluti alla tutela del paesaggio».

Secondo l’associazione di categoria degli agricoltori lo sviluppo del fotovoltaico e delle agri-energie nelle aree rurali e agricole può essere una buona opportunità per integrare il reddito delle imprese agricole e rendere il settore più competitivo, a patto però di non snaturare la vocazione agricola principale. Come invece accadrà sicuramente se i due progetti in questione saranno realizzati, andando “ad appesantire un territorio, come quello di Piombino, già fortemente provato, con ampie aree industriali dismesse da riconvertire e il conseguente consumo di suolo che ne deriva, la probabile impermeabilizzazione dei terreni, l’appesantimento paesaggistico, il danno d’immagine e l’incoerenza verso un nuovo modello di sviluppo territoriale faticosamente ricercato, che coinvolge in primo luogo la città di Piombino”.

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