Mondo Bio

A Calenzano l’olivo diventa ambasciatore del futuro biodistretto

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Il Comune censisce le varietà olivicole più resistenti ai cambiamenti climatici in accordo con il Cnr. Un altro passo verso la creazione del biodistretto.

 

CALENZANO (Fi) – I cambiamenti climatici si fanno sentire e in Italia l’ulivo migra verso nord. Si è verificato nel tempo un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale che è arrivata quasi a ridosso delle Alpi. A Calenzano le varie specie presenti saranno censite dal Cnr, sulla base di un accordo firmato dal Comune, allo scopo di individuare quelle più resistenti e quindi salvaguardarle e valorizzarle.

L’accordo prevede, oltre al censimento, l’analisi dei frutti dal punto di vista chimico. In questo modo si andrà a creare una mappa delle varietà di olivo presenti nelle aree pubbliche e private, indicando quelle che si adattano meglio ai cambiamenti climatici e forniscono un prodotto abbondante e di qualità.
È un ulteriore passo verso la creazione di un biodistretto – ha commentato l’assessore all’Ambiente Irene Padovani – e quindi nella costruzione di un sistema agricolo e ambientale che sia sostenibile e resiliente. Un’operazione che rientra pienamente nella nostra strategia di analisi e tutela dell’ambiente che stiamo portando avanti su diversi fronti, dalla qualità dell’aria alla forestazione urbana”.

Il progetto, che sarà gestito dall’Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, prevede anche l’individuazione degli esemplari che potranno costituire il primo impianto di un giardino della biodiversità, a scopo divulgativo e didattico, e alcuni incontri scientifici sull’olivicoltura con un focus dedicato proprio a Calenzano.

In Toscana ci sono oltre 15 milioni di ulivi, una coltura diffusa su 100mila ettari di superficie coltivata, per il 90% in zone collinari o di bassa montagna. Ad oggi il germoplasma regionale può contare su 119 varietà. Le aziende biologiche che coltivano l’olivo in Toscana sono un migliaio. La produzione biologica non si esaurisce nella sostituzione dei prodotti chimici ma richiede, oltre a una approfondita conoscenza dei problemi fitosanitari, l’adozione di tecniche agronomiche e di strategie di difesa che permettano di salvaguardare le varie componenti biotiche e abiotiche dell’agroecosistema.

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