Attualità

A Capannori nascono le “Case del Cibo”: tre nuovi presidi per la cultura del piatto sano e locale 

Case-del-Cibo-Capannori_Toscana-ambiente
Foto Comune di Capannori

Promosse dalla Piana del Cibo le tre strutture non saranno solo luoghi di consumo ma veri e propri centri di coesione sociale.

 

di Iacopo Ricci
11 giugno 2026

CAPANNORI (Lu) — Un nuovo modo di intendere il rapporto tra alimentazione, territorio e comunità sta prendendo forma a Capannori. Sono nate infatti tre “Case del Cibo”, veri e propri presidi stabili distribuiti sul territorio pensati per promuovere in modo continuativo una cultura del cibo sano, sostenibile e accessibile e sostenere i prodotti del territorio, in stretta connessione con le comunità locali. La presentazione dei primi progetti è avvenuta nei giorni scorsi nel palazzo comunale:

  • Zona Nord: la Casa del Cibo “I Diavoletti” di Camigliano, promossa da una rete che unisce la Cooperativa Rinascita, la Cooperativa agricola sociale Calafata, la Cooperativa Odissea ed Equinozio commercio equo e solidale.
  • Zona Centro: la Casa del Cibo alla mensa comunale di Capannori, che vede come promotore Qualità & Servizi.
  • Zona Sud: la Casa del Cibo del Compitese, gestita dal Centro Culturale Compitese in sinergia con il Frantoio Sociale del Compitese e l’azienda agricola “Alle Camelie”.

Ciascuna Casa del Cibo adotterà un proprio modello organizzativo e proporrà attività ed eventi appropriati alla sua struttura.
L’iniziativa, che vanta il patrocinio e l’utilizzo del brand messo a disposizione dal Comune di Capannori, nasce grazie alla collaborazione della Piana del Cibo, del progetto europeo FoodClic e di Slow Food Lucca, Compitese e degli Orti Lucchesi.

Cultura del cibo, educazione e “osterie popolari”

Le Case del Cibo avranno un ruolo importante perché svilupperanno, secondo un programma annuale, attività culturali e divulgative, laboratori, ristorazione, degustazioni e un’osteria popolare ispirata ai principi del cibo sano” ha spiegato Massimo Rovai, presidente della Piana del Cibo. Non si tratterà solo di luoghi di consumo ma di veri centri di coesione sociale: le strutture collaboreranno con le scuole per l’educazione alimentare, con il terzo settore e con i produttori locali per combattere lo spreco e favorire l’inclusione.

I cittadini e i ristoratori potranno così incontrare direttamente chi lavora la terra, sostenendo la stagionalità e le filiere corte. Inoltre, durante l’estate, due delle tre Case del Cibo amplieranno la propria offerta ospitando alcuni appuntamenti del Festival “Utopia del Buongusto”, la rassegna teatral-gastronomica più longeva della Toscana ideata da Andrea Kaemmerle.

Cos’è la Piana del Cibo

Dietro questa iniziativa c’è la regia della Piana del Cibo, una strategia alimentare e un laboratorio di governance territoriale nato nel 2019 su impulso dei Comuni di Capannori, Altopascio, Porcari e Villa Basilica. Supportata dal Consiglio del Cibo — organo che unisce esperti, amministratori e associazioni per monitorare le politiche alimentari — e dall’Università di Pisa, la Piana del Cibo lavora su tre pilastri fondamentali: il sostegno all’agricoltura locale (di cui le Case del Cibo sono l’ultimo esempio), l’educazione alimentare nelle scuole primarie e la lotta coordinata allo spreco per sostenere le fasce più vulnerabili della popolazione.

Tags




Advertisement