Un team di ricercatori degli Atenei di Pisa e Firenze ha messo a punto un metodo efficace e non invasivo per contare le api, in declino in tutto il mondo.
Redazione
24 gennaio 2026
ISOLA DI GIANNUTRI (Gr) – Che gli impollinatori siano in grave declino a livello globale è risaputo da anni. Fino a oggi, però, mancava un metodo affidabile per contarli, un primo passo per sviluppare strategie di conservazione. E del resto insetti come le api sono piccoli, abbondanti e molto veloci, come fare? Adesso un team delle Università di Pisa e Firenze c’è riuscito e, per la prima volta, ha testato e validato un nuovo metodo per contare le api impollinatrici. Come laboratorio a cielo aperto per metterlo alla prova è stata scelta l’isola di Giannutri.
La piccola isola dell’Arcipelago Toscano del resto non è nuova agli esperimenti sulle api. Una ricerca durata quattro anni condotta dai due atenei toscani ha dimostrato che la recente introduzione a Giannutri delle api domestiche è la prima causa del forte declino di quelle selvatiche a causa della competizione per il nettare.
Il nuovo metodo per contare gli impollinatori messo a punto dal team permette di eseguire campionamenti a vista lungo percorsi prestabiliti, contando il numero di insetti visti e stimando la loro distanza. Sull’isola i ricercatori hanno studiato due popolazioni di impollinatori in forte declino, Anthophora dispar e Bombus terrestris, insieme alle api mellifere allevate (Apis mellifera). I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Insect Conservation and Diversity della Royal Entomological Society.
“E’ un metodo promettente e non invasivo per stimare l’abbondanza degli animali – spiega Alessandro Cini, professore associato del dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa autore dello studio – ma è stato usato soprattutto su specie di vertebrati di grandi dimensioni e ben visibili e solo raramente su insetti piccoli come in questo caso”.
Il punto di forza dello studio, spiegano i ricercatori, è stata la possibilità di validare il metodo sul campo. “Le stime sono risultate affidabili, capaci di cogliere i reali andamenti stagionali, gli effetti del meteo e persino la struttura della vegetazione – conclude Cini – Una piccola isola, tre specie di api, un metodo potente: un passo avanti significativo per il monitoraggio degli impollinatori al fine di preservare la biodiversità”.



















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