I dati Arpat del 2025 mostrano come i tratti maggiormente antropizzati siano i più problematici. Il PFOS è il primo contaminante critico.
Redazione
17 settembre 2026
Il 37% delle 115 stazioni dei corsi d’acqua toscani valutate nel 2025 non raggiunge un buono stato chimico. E tra le sostanze che più frequentemente determinano il mancato rispetto degli standard ambientali spicca il PFOS, uno dei composti appartenenti alla famiglia delle sostanze perfluoroalchiliche che appartiene alla famiglia dei PFAS.
È uno dei dati principali dell’anticipazione dell’Annuario dei dati ambientali Arpat 2026, pubblicata di recente dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana sulla base del monitoraggio effettuato nel 2025.
Arpat controlla complessivamente 222 stazioni su fiumi e torrenti, 28 laghi e 12 punti nelle acque di transizione. Il 2025 rappresenta però soltanto il primo anno del nuovo ciclo triennale 2025-2027: i risultati sono quindi parziali e il quadro definitivo sarà disponibile alla fine del 2027.
Sul fronte ecologico, le 76 stazioni finora valutate restituiscono una fotografia articolata: il 42% presenta una qualità buona, il 41% sufficiente, il 13% scarsa e il 4% cattiva. Le condizioni migliori si riscontrano soprattutto nei corsi d’acqua e nei tratti fluviali delle aree montane e appenniniche, meno sottoposti alle pressioni delle attività umane.
Più preoccupante il quadro chimico. Su 115 stazioni il 63% raggiunge lo stato buono mentre il restante 37% no. Il PFOS supera gli standard in 20 stazioni, risultando coinvolto nel 47% dei casi classificati come non buoni. Seguono nichel, con 16 superamenti, e mercurio, con 13; più distanziati cadmio e piombo. Le criticità si concentrano soprattutto nei tratti di media valle, più urbanizzati e industrializzati, come nel sottobacino dell’Usciana e dell’Ombrone pistoiese.
Problemi emergono anche nei laghi e negli invasi: sui 12 corpi idrici analizzati il 58% presenta un buono stato chimico mentre il 42% non lo raggiunge, soprattutto per la presenza di metalli e benzo[a]pirene.
Particolarmente delicata la situazione delle acque di transizione. Nei cinque corpi idrici controllati nel 2025 – foce del Serchio, foce dell’Ombrone, lago di Burano, Cornia a valle e foce dell’Arno – Arpat segnala criticità sia ecologiche sia chimiche, legate anche ai superamenti del PFOS.
A pesare sugli ecosistemi fluviali sono inoltre artificializzazione degli alvei, briglie, argini e opere in cemento. A queste pressioni si aggiungono siccità, piene più frequenti e aumento dell’intrusione salina, fenomeni che ARPAT collega agli effetti della crisi climatica e che rischiano di rendere ancora più fragile la qualità delle acque toscane.



















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