Grande come la provincia di Firenze, si è sciolto dopo 40 anni. Nella sua fine gli scienziati intravedono il possibile futuro dell’intero ghiaccio dell’Antartide.
di Sandro Angiolini
5 luglio 2026
1.200 morti finora in Belgio. Poco più di 1.000 in Spagna. Circa 5.700 attesi in Francia entro la fine dell’estate. E così via. Questi i numeri usciti questa settimana legati alle ondate di calore straordinarie in Europa (ma in realtà si tratta della “nuova normalità”). Mi viene da pensare a tutti coloro che parlano tanto di Sicurezza, lanciando spesso tuoni e fulmini contro vari nemici, ma che trascurano allegramente quella climatica: dove sono adesso?
Da queste statistiche preferisco spostarmi verso una notizia se volete “minore”, ma che per me ha un significato speciale. L’ha pubblicata il settimanale The Economist, che ha dedicato un particolare obituario alla morte del più longevo iceberg finora conosciuto. Aveva un nome che sarebbe probabilmente piaciuto a Kubrick: A23a. Era grande quanto l’intero territorio della provincia di Firenze: circa 3.600 km quadrati, e si era staccato dalla calotta antartica 40 anni fa assieme ad altri fratelli (A22 e A24), già passati nel frattempo a miglior vita.
Nel 2020 aveva cominciato lentamente a sciogliersi, allontanandosi dalle correnti del continente più freddo al mondo. Aveva delle piscine di acque blu bellissime in vari punti della sua superficie. Si girava altrettanto lentamente su sé stesso, ogni giorno, di circa 15 gradi. E aveva iniziato ad essere sempre più osservato e studiato, non solo da scienziati. Che nella sua dissoluzione intravedono il futuro, forse non così lontano, dell’intero ghiaccio dell’Antartide.
Chi non ricorda la tragedia del Titanic? Siamo abituati a considerare gli iceberg come minacce di eccezionale gravità per le navi, da evitare a ogni costo. Già, a ogni costo: quello che invece non riusciamo ad applicare, con la stessa logica, alla causa che ha condotto alla sua morte per il caldo: il riscaldamento del clima.
Come recitava Nanni Moretti in suo famoso film, durante una cena tra amici: “Continuiamo così, facciamoci del male…”.
OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.
È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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