Rinnovabili

Agrivoltaico, i cinque grandi “no” della Toscana nel 2026

Ricostruzione artificale di Capalbio con alcuni impianti agrivoltaici sullo sfondo
Ricostruzione artificale di Capalbio con alcuni impianti agrivoltaici sullo sfondo

Da Capalbio a Scarlino passando per Braccagni, Foiano della Chiana e la Val di Cecina.  Ma non tutti i “no” hanno la stessa valenza.

 

di Marcello Bartoli
12 settembre 2026

Cinque grandi “no” in pochi mesi. Cinque progetti agrivoltaici finiti contro il muro delle valutazioni ambientali e paesaggistiche della Regione Toscana. L’ultimo è quello di Capalbio, nell’area di Garavicchio, ma prima erano arrivati i pronunciamenti contrari su Scarlino, Braccagni, Foiano della Chiana-Sinalunga e Vecchienna, tra Castelnuovo Val di Cecina e Pomarance.

Non è ancora una moratoria e nemmeno una bocciatura dell’agrivoltaico come tecnologia. Ma il 2026 sta segnando una svolta: la Regione sembra chiedere con sempre maggiore insistenza non soltanto quanti megawatt produrrà un impianto ma quale prezzo pagheranno paesaggio, agricoltura e biodiversità.

A Capalbio il progetto previsto vicino al Giardino dei Tarocchi è stato giudicato incompatibile con un contesto rurale e culturale di particolare pregio. Non è bastato ridurne le dimensioni. Il problema è diventato l’insieme: pannelli, trasformazione delle visuali, vicinanza all’opera di Niki de Saint Phalle e proliferazione di altri progetti energetici nell’area compresa tra la Maremma e Montalto di Castro.

Il caso più grande resta però Scarlino, con un progetto vicino ai 100 MW. Qui il “no” regionale ha assunto anche un forte significato ecologico. Oltre alla trasformazione del paesaggio della bonifica sono state sollevate critiche per la vicinanza al Padule di Scarlino, area tutelata e habitat sensibile per avifauna, chirotteri e altre specie.

A Braccagni, oltre 38 MW, torna invece il tema dell’effetto cumulativo. Un impianto non può più essere valutato come se sorgesse nel vuoto: occorre considerare gli altri progetti energetici già presenti, autorizzati o programmati. Nel procedimento sono emerse inoltre criticità idrauliche e acustiche.

A Foiano della Chiana e Sinalunga il punto decisivo è il paesaggio storico della bonifica leopoldina. Il territorio agricolo viene considerato non come uno spazio disponibile in attesa di nuovi usi ma come una struttura storica, produttiva e paesaggistica da conservare. Anche qui la Regione ha ritenuto troppo elevato il livello di artificializzazione.

Infine Vecchienna, circa 34 MW, nel cuore di una Val di Cecina già profondamente segnata dagli impianti geotermici. Il nuovo agrivoltaico è stato valutato anche alla luce della pressione energetica complessiva sul territorio, della presenza di aree agricole ad alto valore naturale e delle ricadute su paesaggio, agricoltura e turismo.

Il dato politico è difficile da ignorare. La Toscana non sta dicendo che le rinnovabili non servono. Sta dicendo qualcosa di più: non tutto ciò che produce energia pulita è automaticamente compatibile con il territorio. È questa la vera partita del 2026. Per anni il dibattito si è concentrato sulla velocità delle autorizzazioni. Adesso emerge una seconda domanda: quanta trasformazione può sopportare un paesaggio agricolo prima che la transizione ecologica cominci a consumare proprio i territori che dovrebbe proteggere?

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