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Agrivoltaico in Toscana, come conciliare paesaggio e fonti rinnovabili?

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Il Comitato Terre di Val di Cornia chiede vincoli per proteggere le aree agricole. Legambiente invita a superare la contrapposizione.

 

Redazione
21 agosto 2026

La diffusione dei grandi impianti fotovoltaici e agrivoltaici riapre in Toscana uno dei nodi più delicati della transizione energetica: fino a che punto la necessità di abbandonare le fonti fossili può trasformare il paesaggio agricolo? Due note recenti, del Comitato Terre di Val di Cornia e di Legambiente, partono dalla stessa richiesta di maggiore governo pubblico del territorio ma arrivano a conclusioni sensibilmente diverse.

Il Comitato denuncia da oltre due anni quella che definisce una crescente “pressione” e “speculazione energetica”, legata alla presentazione di grandi progetti fotovoltaici, agrivoltaici, eolici e sistemi di accumulo. Per questo chiede ai Comuni di Piombino, San Vincenzo, Suvereto, Sassetta e Campiglia Marittima di riprendere il percorso avviato con la Soprintendenza per individuare aree rurali meritevoli di maggiore tutela paesaggistica.

Tra gennaio e marzo i cinque Consigli comunali hanno già approvato uno schema di accordo per avviare il procedimento di dichiarazione di notevole interesse pubblico delle aree agricole. Il Comitato riconosce che il vincolo non rappresenterebbe una soluzione automatica ma lo considera uno strumento capace di rafforzare la valutazione della compatibilità degli impianti con i valori agricoli, paesaggistici e identitari.

Legambiente guarda allo stesso problema da una prospettiva differente. L’associazione sostiene che la crisi climatica ed energetica imponga di accelerare sulle rinnovabili e considera sterile la contrapposizione tra difesa del territorio e nuovi impianti. Non tutti i progetti, precisa, sono automaticamente validi: devono essere giudicati sulla qualità, sulla tutela del suolo, sulla continuità delle produzioni agricole, sulla biodiversità e sui benefici per le comunità.

La divergenza emerge soprattutto sull’utilizzo dei terreni. Legambiente considera prioritari tetti, parcheggi, aree industriali, degradate e da bonificare ma sostiene che queste superfici non siano sufficienti: per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione servirebbero anche fotovoltaico a terra e agrivoltaico. Anzi, secondo l’associazione, l’agrivoltaico potrebbe diventare uno strumento di adattamento climatico garantendo alle colture ombreggiamento, minore evapotraspirazione e reddito aggiuntivo.

Il punto di incontro esiste: entrambe le posizioni rifiutano una transizione lasciata esclusivamente agli operatori privati e chiedono pianificazione e partecipazione. Il conflitto resta però sostanziale: prima proteggere il paesaggio attraverso nuovi strumenti di tutela o accettarne una trasformazione governata per accelerare l’uscita dalle fonti fossili? È questa la scelta politica che la Toscana sarà chiamata sempre più spesso ad affrontare.