Opinioni Rinnovabili

Agrivoltaico: l’alleanza possibile e necessaria tra energia solare e agricoltura

Agrivoltaico_pascolo

I terrorismi sulla perdita di terreno agricolo sono privi di fondamento: oggi pannelli solari e agricoltura possono collaborare e sostenersi a vicenda.

 

di Mauro Romanelli

Una delle argomentazioni che si usano contro l’energia fotovoltaica a terra è che consuma suolo, sottrae terreno agricolo, e che comunque i pannelli solari vanno messi sui tetti, nelle aree degradate, industriali e già cementificate, nelle autostrade.

Premesso che sono per riempire i tetti e le aree industriali di fotovoltaico, i numeri ci dicono che non basta, per una completa decarbonizzazione della nostra economia e del nostro sistema industriale, nemmeno tutta la superficie di tetti teoricamente disponibile in Italia, senza contare poi che molti sono comunque bloccati dalle Sovrintendenze, e non solo nei centri storici.
Servono circa 4.000 chilometri quadri di territorio, che è circa l’1% del terreno agricolo ad oggi non coltivato.

Basta questa percentuale per rendersi conto di quanto i terrorismi sul fotovoltaico mangia-agricoltura siano privi di fondamento, ma in realtà c’è molto di più. Non c’è bisogno di sacrificare nemmeno quell’1%, anzi: oggi pannelli solari e agricoltura possono collaborare e sostenersi a vicenda. Tanto che il Governo ha giustamente stanziato 1,1 miliardi di euro, all’interno del Piano di Ripresa e Resilienza da finanziare coi fondi europei, per sviluppare l’agrivoltaico, e che Enea ha costituito una task force, operativa da maggio scorso (Agrivoltaicosostenibile.com) aperta a soggetti privati, istituzionali, centri di ricerca, per costruire buone pratiche, format da sperimentare e mandare a regime.

Ma, in sintesi, in cosa può essere utile una copertura solare all’agricoltura?
Intanto, a quelle colture che soffrono un’eccessiva insolazione i pannelli possono fornire ombreggiatura parziale, regolabile anche con dei software e con l’utilizzo di pannelli semitrasparenti, mobili, a inseguimento, e comunque impedire un’eccessiva traspirazione, per un banale effetto-tettoia, riducendo il fabbisogno idrico.
Ne beneficiano colture come mirtilli, fragole, lamponi, pomodori, mele, ciliegie, patate, cetrioli (fonte QualEnergia.it ) e già in diversi casi la combinazione con fotovoltaico ha fatto registrare un incremento di produzione.

E certamente pannelli grandi e posizionati a una certa altezza sono compatibili col pascolo, col prato e possono servire ad assicurare reddito agli agricoltori, pur lasciando a riposo una superficie per qualche anno, secondo i principi della rotazione colturale che è sostenuta dall’Unione Europea.

Infine le aree sotto i pannelli possono essere dedicate alla difesa della biodiversità, alla coltivazione di fiori per insetti impollinatori: in Minnesota ad esempio esiste una legislazione che impone alle aziende di fotovoltaico di inerbire sotto i pannelli con colture adatte a insetti impollinatori ed è già in vendita un miele prodotto da api che si cibano sotto i campi fotovoltaici, chiamato “miele solare”, in inglese solar honey.
Sulle potenzialità dell’agrivoltaico vi è un prezioso dossier di Legambiente che invitiamo a leggere, davvero illuminante (Agrivoltaico: le sfide per un’Italia agricola e solare)

Ma nonostante tutte queste buone prospettive c’è ancora una qualche diffidenza e carenza di informazione nel mondo agricolo e, manco a dirlo, l’assenza della politica, con il conseguente vuoto normativo: basti pensare che a parte, appunto, una citazione nel Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, una precisa definizione giuridica di agrivoltaico in Italia nemmeno esiste.

 

Mauro Romanelli

 

Mauro Romanelli – Laureato in Biologia, genetista, si è occupato anche di economia ambientale, è stato responsabile Istruzione dei Verdi italiani e segretario dei Verdi della Toscana, assessore provinciale e consigliere regionale. Ha lavorato nel campo dell’assistenza alle persone con disabilità.
Nel 2019 ha fondato l’Associazione Ecolobby. 

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