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Al via i lavori per il nuovo Ponte alle Signe, si riaccende la protesta degli ambientalisti

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Il Parco dei Renai a Signa (foto I Luoghi del Cuore FAI)

Legambiente e l’associazione VAS attaccano la Regione: «Un’opera dannosa che sventrerà due parchi. Perché non è stato atteso l’esito del ricorso?»

 

di Iacopo Ricci
4 luglio 2026

SIGNA (FI) – Il 30 giugno è ufficialmente partita la costruzione del nuovo ponte tra Signa e Lastra a Signa, la più grande opera pubblica realizzata direttamente dalla Regione Toscana. Un’infrastruttura imponente da 77 milioni di euro che si svilupperà su un tracciato di 2,7 chilometri – di cui 900 metri in viadotto – con l’obiettivo di collegare direttamente la Fi-Pi-Li a Signa e alleggerire così il traffico all’interno dei centri abitati. Tuttavia, l’avvio dei lavori è stato accompagnato da dure polemiche e dal fermo dissenso delle associazioni ambientaliste.

La protesta: «Un’opera dannosa»

Il circolo Legambiente “di là d’Arno” di Lastra a Signa e l’associazione VAS hanno espresso forte contrarietà per l’apertura del cantiere, celebrata dalle istituzioni come una festa ma definita dagli ambientalisti un atto “incongruo”. Secondo Legambiente l’impatto ambientale della struttura non sarà sostenibile. Non solo: l’associazione contesta l’efficacia stessa dell’opera sul fronte della viabilità, sostenendo che il ponte non risolverà il problema del traffico a causa dell’afflusso di mezzi pesanti provenienti proprio dalla Fi-Pi-Li.

Il nodo del ricorso e il silenzio delle istituzioni

La critica principale si concentra sulla decisione della Regione di non attendere gli esiti della giustizia amministrativa. Nel novembre 2025, infatti, le associazioni avevano presentato un ricorso straordinario alla Presidenza della Repubblica proprio contro la realizzazione del tracciato stradale. Sul ricorso il Consiglio di Stato non si è ancora pronunciato.

«Dobbiamo oggi prendere atto che da Regione Toscana non abbiamo ricevuto risposta», denunciano i rappresentanti del circolo locale di Legambiente, evidenziando inoltre un grave deficit democratico: «In cinque anni non ci è mai stata concessa un’assemblea pubblica sull’argomento». Oltre alla mancanza di partecipazione dei cittadini il ricorso punta il dito contro le motivazioni che hanno portato all’abbandono del precedente progetto, la cosiddetta “Bretellina”.

L’ombra dell’aeroporto sui parchi locali

Secondo quanto sollevato dagli ambientalisti il tracciato originario della Bretellina aveva inizialmente trovato il consenso di tutte le parti coinvolte. Quel progetto, tuttavia, è stato modificato perché avrebbe interferito con il “Piano Manetti”. Tale area è stata infatti opzionata da Toscana Aeroporti come zona di compensazione ambientale per lo spostamento del lago di Peretola, una misura legata al nuovo Masterplan 2035 dell’aeroporto di Firenze.

La soluzione alternativa adottata per il ponte stradale, accusa Legambiente, finirà per “sventrare” due polmoni verdi del territorio: il parco fluviale di Lastra a Signa sulla riva sinistra e il parco dei Renai a Signa sulla destra idraulica, minacciando direttamente un’area protetta della rete “Natura 2000”.

La questione potrebbe avere conseguenze anche sul piano economico. Gli ambientalisti ricordano che il ricorso al Capo dello Stato resta cruciale sia per bloccare la variante stradale sia per fermare la compensazione legata allo scalo di Peretola. Con i lavori già avviati il circolo Legambiente lancia un ultimo avvertimento finanziario: «Ci chiediamo anche chi pagherà i milioni di danni legati alla costruzione del Ponte in caso di risposta positiva del ricorso».

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