Gli sforzi di molti Paesi per ridurre le emissioni sono contrastati da forze che mantengono, in sostanza, lo status quo. E non sono solo i sostenitori dei fossili.
di Sandro Angiolini
9 novembre 2025
Si apre lunedì 10 a Belem, nel nord del Brasile, la 30a Conferenza delle Parti – cioè dei Paesi (COP 30 in sigla) sul problema del cambiamento climatico. Si tratta dell’incontro internazionale più importante dell’anno sul tema. A dieci anni dalla firma dell’Accordo di Parigi governi, imprese e società civile convergono in Amazzonia con l’obiettivo di accelerare gli impegni sottoscritti per il contrasto al riscaldamento globale attraverso la riduzione delle emissioni di gas serra e la transizione verso economie complessivamente più sostenibili (anche socialmente).
Ho già scritto in passato cosa penso di questo genere di appuntamenti (in sintesi: risolvono poco, ma senza di essi si risolverebbe molto probabilmente anche meno…), ma la gravità del problema è tale che sotto elenco una serie di riflessioni più ampie:
- La tendenza attuale nel mondo è preoccupante perché, nonostante aree geografiche come l’intera Europa e la Cina (che ha registrato nel 2024 il picco delle sue emissioni in atmosfera, e che dal 2025 dovrebbero diminuire) stiano risparmiando sul consumo di energia e producendone sempre di più con fonti rinnovabili, gli altri Paesi non fanno altrettanto (anche se l’India sta cambiando rapidamente rotta per ridurre la sua dipendenza da importazioni di greggio);
- Questo significa che entro circa 15-20 anni la temperatura media del pianeta salirà di oltre 1,5°, superando quindi l’obbiettivo massimo previsto dall’accordo di Parigi.
- Gli sforzi che molti Paesi fanno per ridurre il cambiamento climatico sono fortemente contrastati da due tipi di forze, di origine diversa, ma che hanno lo stesso risultato:
- da un lato i sostenitori dei combustibili fossili (petrolio, gas, carbone), finanziati dalle grandi multinazionali del settore, che criticano le fonti rinnovabili come inadeguate per vari aspetti e poco costanti nell’erogazione di energia elettrica;
- dall’altro una vasta schiera di gruppi che criminalizza quasi ogni nuovo impianto solare e/o eolico perché secondo loro danneggia irrimediabilmente il paesaggio. Dimenticando che, nel frattempo, le bombe d’acqua e le siccità sempre più frequenti danneggiano comunque lo stesso paesaggio e che circa 100 petroliere subiscono ogni anno danni e perdite di liquidi che si riversano poi nei mari.
- Queste due forze mantengono, in sostanza, lo status quo che sta conducendo il pianeta a riscaldarsi sempre di più, con le conseguenze negative che già conosciamo. Solo per fare due esempi: ghiacciai che si sciolgono e isole dell’oceano che scompaiono perché sommerse dall’acqua (non a caso uno dei gruppi sempre più attivi alle COP sul clima è il raggruppamento degli Stati costituiti da piccole isole, i cui abitanti sono così costretti ad emigrare).
- Un dato, apparso questa settimana sul sito web del quotidiano Inglese The Guardian, è particolarmente illuminante: la quantità di lobbysti pagati dalle multinazionali del petrolio che partecipa ai summit mondiali supera quella dei rappresentanti dei Paesi più a rischio a causa del cambiamento climatico. Non meraviglia perciò che i risultati di questi appuntamenti siano spesso inferiori alle aspettative.
- Tutto questo mentre la maggioranza delle persone (l’89% secondo un recente sondaggio globale) dichiara di essere preoccupata della crisi climatica e richiede azioni concrete. Il quotidiano inglese evidenziava che, nel mondo, non vincono solo i populisti negazionisti: Mark Carney in Canada, Anthony Albanese in Australia e Claudia Sheinbaum in Messico sono esempi recenti di politici eletti che invece riconoscono la serietà di questo problema e l’urgenza di agire.
La COP30 riuscirà a tenerne conto?
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.
È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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