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Al via le proiezioni di ‘Antropocene’, Carrara tra i disastri planetari (video)

Giovedì 29 agosto al Mandela Forum di Firenze il film documentario che racconta l’impatto delle attività umane sul nostro pianeta negli ultimi 100 anni. Polemiche per l’inserimento delle cave di marmo di Carrara tra i 43 disastri planetari.

 

FIRENZE – Giovedì 29 agosto alle 21:30 all’Arena di Marte del Nelson Mandela Forum sarà proiettato il film documentario “Antropocene – L’Epoca Umana” di Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier, Edward Burtynsky (Canada 2018, 87′), distribuito da Fondazione Stensen e Valmyn. L’opera rappresenta l’ultimo atto, dopo Manufactured Landscapes (2006) e Watermark (2013), di una trilogia di documentari per accostare i diversi modi nei quali l’uomo sta sfruttando le risorse terrestri e modificando la Terra come mai prima, più di quanto facciano i fenomeni naturali.

La tesi dell’Anthropocene Working Group, che ha avviato i suoi studi nel 2009, è che gli ultimi 10.000 anni costituiscano un’era geologica vera e propria: l’Antropocene. Il film è un gigantesco affresco fotografico sulle trasformazioni che l’uomo ha apportato alla Terra negli ultimi 100 anni, supportato da un team di scienziati e realizzato con strumenti di ripresa all’avanguardia attraverso il lavoro di Edward Burtynsky, uno dei più grandi fotografi paesaggisti al mondo. Un viaggio in sei continenti, narrato dalla voce di Alicia Vikander, attraverso i deserti, le montagne, le foreste, le profondità degli oceani su cui incombono i segni sempre più incisivi dell’uomo, dall’urbanizzazione incontrollata allo sfruttamento selvaggio del suolo. 

Il film ha vinto il Premio del pubblico all’ultima edizione del Festival CinemAmbiente ed è sostenuto dalle più importanti associazioni per la difesa dell’ambiente, nazionali e non, tra cui Fridays For Future Italia, Extinction Rebellion Italia, GreenPeace, Associazione italiana giovani Unesco e anche MyMovies. Media Partners del progetto Altroconsumo e Lifegate.

“È un errore grossolano e illogico aver inserito le cave di marmo di Carrara nei 43 scenari di disastri planetari descritti nel film – ha dichiarato Erich Lucchetti, presidente di Confindustria Massa Carrara – dato che le cave sono presenti solo nell’1% delle Alpi Apuane. Nel documentario si racconta che in passato ci volevano 20 giorni per estrarre un blocco quando oggi ne basta uno, grazie a tecnologie che consentono di limitare la fatica umana e il rischio di infortuni. Oggi si escava anche il 25-30 per cento in meno rispetto a una trentina d’anni fa, si escava meglio e con più razionalità rispetto a quando si usava l’esploso per far saltare in aria la montagna e l’80% del materiale andava perso”.

Di ben altro parere Eros Tetti, presidente della ReTe dei comitati per la Difesa del Territorio e fondatore di Salviamo le Apuane: “Siamo pienamente soddisfatti che la distruzione delle Alpi Apuane sia stata inserita nel famoso documentario. Si parla di 9 milioni di tonnellate di materiale estratte ogni anno, un volume enorme, pari a una colonna di 26.660 autobus che allineati corrispondo a una coda lunga circa 300 km, la distanza fra Firenze e Milano.

Sono la più grande emergenza ambientale in Italia, completamente trascurata dalla politica locale – conclude Tetti-. In questi giorni abbiamo visto Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, stracciarsi giustamente le vesti per gli incendi in Amazzonia e accusare Bolsonaro, mentre lo stesso Rossi non ha fatto niente di importante per la salvaguardia delle Alpi Apuane. E’ giunto il momento di togliere ogni alibi a questa politica che compatta appoggia lo smantellamento di questo fragile territorio e con esso la nostra possibilità di continuare a vivere qui”.

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