Il declino della quercia simbolo del Parco sembra inarrestabile. L’Università di Pisa ne sta studiando le cause e i volontari mettono a dimora nuove piantine.
di Gabriella Congedo
29 novembre 2025

PISA – La natura almeno qualche volta va aiutata. È il caso della farnia, albero simbolo del Parco di San Rossore, che rischia di scomparire. Presenza storica nella tenuta, la farnia è una quercia tipica dei climi freschi e umidi del Nord Europa che si è diffusa in Italia nel periodo glaciale per poi ridursi progressivamente quasi dappertutto. È rimasta a San Rossore, dove c’è la superficie di boschi di farnia tra le più ampie del Sud Europa. Questo albero è così caratteristico da essere rappresentato nel simbolo del Parco insieme alla garzetta.
Il problema è che il rinnovo naturale delle farnie è sempre stato molto scarso ed è peggiorato negli ultimi decenni. Per sovrappiù sono anche crollati alcuni esemplari secolari. Motivi più che sufficienti perché l’Ente Parco decidesse di correre ai ripari per salvare questa specie.
Per venirne a capo ci si sta muovendo in due direzioni. Da una parte con un’indagine scientifica per capire le cause del mancato rinnovo spontaneo delle piante e dei crolli degli alberi secolari, in collaborazione con la professoressa Iduna Arduini dell’Università di Pisa; dall’altra mettendo a dimora nuove piantine con l’aiuto dei Volontari del Parco e dei ragazzi del Servizio Civile.
Lo scorso ottobre sono state messe a dimora 40 piccole farnie provenienti da ghiande raccolte nel bosco di San Rossore e allevate per un anno nel vivaio di Camp Darby. In aggiunta sono state protette con recinzioni 20 farnie nate spontaneamente. Infine sarà fatta domanda per l’inserimento di una grande farnia di oltre 6 metri di circonferenza tra gli alberi monumentali tutelati dalla Regione Toscana.
Ma non è tutto. “L’attività di trapianto è accompagnata da una sperimentazione scientifica che ha l’obiettivo di individuare le zone del bosco più adatte al ripopolamento sulla base delle caratteristiche del suolo e della vegetazione” spiega la professoressa Arduini.
Questo progetto rientra nel piano forestale del Parco, un documento scientifico che parte dalla fotografia dell’esistente e individua le azioni da fare per gestire al meglio questi boschi ricchi di biodiversità. Coordina il tutto Francesca Logli, responsabile dell’ufficio biodiversità del Parco ed esperta forestale. E se per alcune zone del Parco la tendenza è verso una gestione sempre più naturale, nel caso delle farnie si è reso necessario un approccio più attivo, scientifico e non solo, pena il rischio di perderle per sempre.



















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