Secondo gli scienziati il surriscaldamento globale sta portando il mondo sempre più vicino al ‘punto di non ritorno’. Non ci resta molto tempo per rimediare.
di Sandro Angiolini
17 agosto 2025
L’autorevole settimanale inglese The Economist ha pubblicato, nelle ultime due settimane, due notizie sugli effetti a lungo termine del cambiamento climatico che meritano alcune riflessioni.
Cominciamo dalla prima, che riguarda quanto e come questo fenomeno stia accrescendo le probabilità di estensione dei casi di malaria in Africa, in una prospettiva che guarda al 2050 (che non è poi così lontano).
In sintesi, l’articolo afferma che l’impatto cumulato dei casi di malaria legati agli effetti del riscaldamento del clima porteranno a circa 90 milioni di casi in più e a circa 550.000 morti in più nei prossimi 25 anni. Come agisce il cambiamento climatico? Soprattutto aumentando i casi di eventi meteo estremi (per esempio alluvioni) che distruggono le case dei residenti e/o gli impediscono l’accesso alle medicine contro la malattia, dove gli insetti beneficeranno di ambienti più caldi e umidi.
Alcune soluzioni (come l’irradiazione dei maschi di zanzara per renderli sterili in modo che si riproducano con femmine e così diano seguito a uova sterili) ci sarebbero, ma l’essenziale è far capire ai decisori e ai governanti che occorre integrare i dati sul cambiamento climatico nei loro modelli di assistenza sanitaria su larga scala. Senza contare che la malaria rende più deboli persone e lavoratori, diminuendo così la loro produttività generale.
Il secondo articolo che ho notato tratta invece del tema dei cosiddetti “Punti di non ritorno” per quanto riguarda gli effetti del cambio climatico. Due esempi su tutti: se i ghiacciai della Groenlandia si scioglieranno l’altezza media dei mari nel pianeta potrebbe salire di circa 7 metri. E se l’estensione della foresta amazzonica dovesse diminuire di un altro 30% rispetto a oggi questa smetterebbe di assicurare il suo ruolo chiave nel regolare il clima mondiale. Senza rimedio.
Nel primo caso gli scienziati hanno stimato che si verificherebbe con un aumento delle temperature medie compreso tra gli 0,8 e i 3 gradi centigradi rispetto all’epoca pre-industriale (1850); siamo già oltre 1,2 gradi. Per la foresta amazzonica il punto di non ritorno è stato stimato oltre un aumento compreso tra 2 e 6 gradi centigradi.
Cosa ci dice tutto questo? Che conviene a tutti cercare di potenziare sia la mitigazione (cioè la riduzione) delle emissioni dei gas che si accumulano nell’atmosfera favorendo il cambiamento climatico, sia l’adattamento di luoghi e popolazioni rispetto ai suoi impatti più negativi sull’ambiente. La cosa più importante è che, per entrambi questi problemi, sono già disponibili varie soluzioni a seconda dei diversi contesti dove si possono applicare.
Sta sempre agli Umani decidere però se e come farlo. L’essenziale è rendersi conto che non rimane molto tempo a disposizione…
OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.
È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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