Un progetto coordinato dall’Università di Pisa punta a ridurre l’uso di antibiotici in acquacoltura grazie a dei fitobiotici di origine naturale.
Redazione
6 febbraio 2026
PISA – Gli allevamenti ittici (acquacoltura), pur essendo presentati come una soluzione alla pesca eccessiva, presentano numerosi problemi ambientali, sanitari ed etici, specialmente nelle forme intensive. Le gabbie in mare aperto, ad esempio, rilasciano enormi quantità di deiezioni, cibo non consumato e sostanze chimiche, che causano eutrofizzazione (eccessiva crescita di alghe) e creano zone morte prive di ossigeno sui fondali. L’attrezzatura utilizzata contribuisce all’inquinamento da plastica e microplastiche. E poi c’è l‘uso intensivo di antibiotici, antiparassitari e disinfettanti per prevenire malattie in ambienti sovraffollati che inquina l’ecosistema marino circostante.
Ora un nuovo progetto di ricerca coordinato dall’Università di Pisa, finanziato dal Fondo italiano per la Scienza con oltre 1,3 milioni di euro, punta a rendere l’acquacoltura più sostenibile riducendo l’uso di antibiotici grazie a fitobiotici di origine naturale, come gli oli essenziali. Il progetto SOURCE durerà tre anni, dal 2026 al 2029, e ha l’obiettivo di sviluppare modelli innovativi di acquacoltura che integrino benessere animale, tutela dell’ambiente e sicurezza alimentare.
Al centro della ricerca c’è lo studio dell’efficacia degli oli essenziali di limone, timo e rosmarino come alternativa agli antibiotici. In particolare attraverso la combinazione di approcci nutrizionali, ecotossicologici, immunologici, il progetto valuterà gli effetti su specie chiave dell’acquacoltura mediterranea come orata, mitilo e vongola. A livello di ricadute generali ridurre l’uso di antibiotici significa contrastare il fenomeno dell’antimicrobico-resistenza, limitare la dispersione di residui farmacologici negli ecosistemi e offrire ai consumatori alimenti più sicuri e sostenibili.
“L’Italia, insieme alla Spagna, la Francia e la Grecia è fra i Paesi europei con il numero maggiore di allevamenti ittici – spiega Valentina Meucci del dipartimento di Scienze veterinarie dell’Ateneo – e questo si unisce anche al fatto che negli ultimi dieci anni la richiesta di alimenti provenienti da questo mondo è aumentata del 122%”. Il lavoro di ricerca sarà di tipo multidisciplinare basato su studi in vitro e in vivo, analisi ecotossicologiche e valutazioni nutrizionali.
“SOURCE non è solo un progetto scientifico ma un percorso di responsabilità sociale – conclude la coordinatrice Lucia De Marchi –che punta molto sulla divulgazione e sul dialogo con le comunità costiere e con gli operatori del settore, una leva fondamentale per garantire cibo sano, tutelare l’ambiente marino e costruire un modello di alimentazione davvero orientato al futuro”.



















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