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Alzheimer e depressione si possono curare con il verde dei giardini

I fratelli Mati. Da sinistra Francesco, Paolo e Andrea. Foto da www.piantemati.com
I fratelli Mati. Da sinistra Francesco, Paolo e Andrea. Foto da www.piantemati.com
Andrea Mati è noto come ‘l’uomo che cura la mente con il verde’ dei giardini: Alzheimer, sindrome di Down, di Asperger (autismo) e depressione.

 

PISTOIA – Andrea Mati, uno dei più noti tycoon del vivaismo pistoiese nonché architetto paesaggista, è ormai noto come ‘l’uomo che cura la mente con il verde’ dei giardini: Alzheimer, sindromi di Down (trisomia) e di Asperger (autismo), depressione. Si tratta di un complesso di esperienze maturate sul campo che Mati presenterà per la prima volta alla comunità scientifica in occasione del 10° Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer a Montecatini Terme (Teatro Verdi, 1-2 marzo).

I Giardini Alzheimer si basano sul concetto di memoria: un ambiente verde tra vialetti, gazebo e cascatelle, ricco di alberi, piante ornamentali e aromatiche comuni, che i pazienti possono riconoscere e collegare al proprio vissuto così, appunto, da riattivare la memoria compromessa dalla malattia.

Sono diversi – spiega Mati – i criteri per gli altri disturbi. Per la depressione il progetto studiato con lo psichiatra romano Raffaele Bracalenti si basa sul contatto fisico. Cambiano dunque disegno e vegetazione (cortecce rugose o in disfacimento) la cui funzione non è più di ricordare, bensì di presentare asperità concrete, emblema del mondo reale opposto ai fantasmi della depressione. L’autismo si alimenta invece di paure e richiede perciò spazi verdi chiusi e protettivi, ambienti sereni e ospitali dove ogni paziente è seguito da un operatore specializzato. All’opposto, il Giardino Down risponde al bisogno di socializzare. Quindi prati e spazi aperti, fiori e una grande aiuola che i ragazzi curano insieme”.

I prototipi di questi giardini sono oggetto di frequenti visite di specialisti e personalità internazionali tra cui, di recente, il Nobel per la pace Mohamed Yunus (Bangladesh). “C’è nel mondo – dice Mati – un interesse crescente, testimoniato anche dalla stampa, per questo modello terapeutico gentile, ecologico e non invasivo“.

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