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Ambientalisti ed ecologisti di Toscana, breve storia di una terra fertile

Da sinistra Fabio Clauser e Rossano Ercolini
Da sinistra Fabio Clauser e Rossano Ercolini

La Toscana mostra che l’ecologia non è una moda recente ma una lunga storia di responsabilità. Nel dopoguerra aprì la strada Fabio Clauser.

 

di Marcello Bartoli
7 maggio 2026

La storia dell’ambientalismo toscano nasce dall’incontro tra amore per il paesaggio, cultura scientifica e partecipazione civile. Dal secondo dopoguerra a oggi la regione ha visto crescere figure diverse: forestali, studiosi, attivisti, agricoltori, insegnanti e cittadini che hanno difeso boschi, campagne, città e comunità locali.

Una delle prime figure simboliche è stata quella di Fabio Clauser, forestale legato alle foreste casentinesi. Dal 1955 al 1973 fu amministratore di quelle foreste e nel 1959 ideò e realizzò la Riserva integrale di Sasso Fratino, oggi riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità: un luogo lasciato alla libera evoluzione della natura, senza sfruttamento umano diretto. Con lui va ricordato anche Pietro Zangheri, naturalista che studiò e descrisse il valore delle foreste vetuste dell’Appennino tosco-romagnolo contribuendo a una nuova sensibilità conservazionista.

Pietro Zangheri
Pietro Zangheri

 

Negli anni Sessanta e Settanta l’ecologia divenne anche critica sociale. A Firenze emerse Giannozzo Pucci, editore, ecologista e animatore culturale. Partecipò al movimento antinucleare, fondò la Fierucola, considerata tra le prime esperienze italiane di mercato contadino senza veleni e contribuì alla nascita delle liste dei Verdi. La sua idea di ecologia era legata alla terra, alla sobrietà, alla non violenza e alla difesa delle comunità locali.

Giannozzo Pucci
Giannozzo Pucci

 

Un altro protagonista fondamentale fu Enzo Tiezzi, scienziato senese e docente di chimica fisica. Tiezzi portò nell’ambientalismo italiano un’impostazione scientifica unendo ecologia, economia e critica dello sviluppo illimitato. Fu tra i fondatori di Legambiente nazionale e tra i primi studiosi italiani a elaborare il concetto di sviluppo sostenibile. La sua opera dimostrò che la questione ambientale non riguardava solo la natura ma anche il tempo, l’energia, la salute e il futuro delle società umane.

Enzo Tiezzi
Enzo Tiezzi

 

Dagli anni Ottanta l’ambientalismo toscano si organizzò sempre di più. Legambiente, nata nel 1980 dal movimento antinucleare e dai primi nuclei ecologisti, portò anche in Toscana campagne di educazione ambientale, volontariato e “ambientalismo scientifico”, cioè battaglie fondate su dati e proposte concrete. In quegli stessi anni crebbe la mobilitazione per le Alpi Apuane, minacciate dall’attività estrattiva del marmo. La nascita del Parco regionale nel 1985 fu una conquista importante, anche se il conflitto tra tutela del paesaggio e cave resta ancora aperto.

Nel presente tra i volti più noti vi è Rossano Ercolini, maestro elementare in pensione di Capannori, in provincia di Lucca. La sua battaglia contro gli inceneritori e per la strategia Rifiuti Zero è diventata un esempio internazionale. Nel 2013 ha ricevuto il Goldman Environmental Prize, uno dei più importanti riconoscimenti mondiali per l’attivismo ambientale. Capannori, dopo aver evitato la costruzione di un inceneritore, approvò una delle prime delibere Zero Waste in Europa, aprendo una strada seguita da molti altri Comuni.

Da Clauser a Ercolini, la Toscana mostra che l’ecologia non è una moda recente ma una lunga storia di responsabilità. È la scelta di proteggere ciò che rende vivibile un territorio: boschi, acqua, aria, paesaggio e comunità.

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