Inquinamento

Ancora elevata la contaminazione da pesticidi nel Pistoiese, il nuovo report di Arpat

Vivai Pistoia Toscana-ambiente
Glifosate e AMPA i principali responsabili dell’inquinamento delle acque. Maglia nera all’Ombrone, nella stazione di Poggio a Caiano supera i valori limite di oltre 30 volte.

 

di Gabriella Congedo

PISTOIA – Continua a preoccupare l’inquinamento da fitofarmaci nei corsi d’acqua del Pistoiese. Con alcuni valori da far rizzare i capelli, come quelli relativi al tratto terminale dell’Ombrone.
È stato pubblicato da ARPAT – ed è ora disponibile on line – il report Andamento della contaminazione da fitofarmaci nel territorio pistoiese con i risultati delle indagini svolte dall’agenzia regionale sulle acque superficiali e sotterranee nel biennio 2018-2019. La relazione fa seguito a quelle analoghe uscite nel 2018 e nel 2019 con i dati riferiti, rispettivamente, al 2016 e al 2017.

Il monitoraggio, eseguito dal dipartimento pistoiese dell’Agenzia regionale, ha riguardato tre reti idriche: le acque superficiali (laghi, fiumi e torrenti), quelle destinate alla potabilizzazione e le acque sotterranee (pozzi).
Più di 100 i principi attivi ricercati (erbicidi, fungicidi e insetticidi), tra questi l’erbicida Glifosate e il suo prodotto di degradazione, l’acido aminometilfosfonico (AMPA).

Come nelle indagini precedenti, le acque superficiali sono risultate di gran lunga le più inquinate. I fitofarmaci sono stati ricercati in 14 stazioni di monitoraggio nel 2018 e in 15 nel 2019.
Nel 2018, su 66 campioni analizzati ben 61 hanno superato i valori limite di Pesticidi Totali. Nel 2019 i campioni analizzati sono stati 73 e in quasi tutti è stato riscontrato un valore sopra il limite. Unica eccezione i torrenti Sestaione e Limestre.

Lo Standard di Qualità Ambientale (SQA) è stato superato in 6 stazioni su 14, in leggero miglioramento rispetto all’anno precedente dove avevano “sforato” 9 stazioni su 16. Ma ugualmente c’è poco da stare allegri. “In considerazione dei dati sopra riportati – informa Arpat in una nota – è possibile affermare che il superamento degli Standard di Qualità ha interessato un significativo gruppo di corpi idrici, per i quali sussiste un concreto rischio di non raggiungimento degli obiettivi di qualità previsti dalla normativa comunitaria, nazionale e regionale”. L’agenzia adopera un linguaggio prudente ma più che un rischio sembra una certezza.

Responsabili della maggior parte dei superamenti – sia come pesticidi totali che come singolo principio attivo – sono l’erbicida Glifosate e il suo metabolita AMPA, che hanno raggiunto concentrazioni molto alte. Soprattutto, com’è ovvio, nel regno dei vivai dove di queste sostanze si fa uso massiccio: la piana pistoiese e la Valdinievole. Dove il contributo di AMPA all’inquinamento dei fiumi adesso ha superato quello del Glifosate.

L'Ombrone a Poggio a Caiano
L’Ombrone a Poggio a Caiano

Altra nota dolente: mentre nel 2018 si era registrata una diminuzione delle concentrazioni dei pesticidi totali rispetto agli anni precedenti, nel 2019 si è avuta una leggera ripresa. Un trend, spiega l’agenzia, legato principalmente agli andamenti di Glifosate e AMPA.
Maglia nera per la contaminazione da pesticidi (soprattutto AMPA) anche quest’anno al tratto terminale dell’Ombrone (stazione di Poggio a Caiano) dove il valore medio di pesticidi totali nel 2019 è aumentato fino a più di 30 volte oltre il limite.

Ma non ci sono solo Glifosate e AMPA. Nei corsi d’acqua della pianura a sud-est di Pistoia, quasi completamente occupata dai vivai, i tecnici ARPAT hanno trovato concentrazioni molto alte di altri erbicidi come Oxadiazon e Pendimethalin, fungicidi tra cui Dimetomorf e Tebuconazolo e insetticidi come Imidacloprid.

Va un po’ meglio in Valdinievole, dove solo AMPA e Glifosate sono responsabili del superamento dei limiti. Ma in alcuni corsi d’acqua come il canale Usciana e il torrente Pescia di Pescia le concentrazioni raggiunte da queste due sostanze sono paragonabili a quelle della piana pistoiese.

In conclusione le acque della Piana pistoiese sono ancora lontanissime dal raggiungere l’obiettivo del Buono stato ecologico fissato dall’UE, che scadrà nel 2021.
Sono necessari energici interventi correttivi delle pratiche agricole, insiste ARPAT, che aggiunge: “Particolarmente necessarie si mostrano le misure per la mitigazione dei rischi associati alla deriva, al ruscellamento e alla lisciviazione dei prodotti fitosanitari, nonché alla loro limitazione/sostituzione/eliminazione ai fini della tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile”.
L’Agenzia regionale parla chiaro. Ma al di là di qualche sperimentazione, peraltro molto limitata, ancora non si intravede una chiara volontà di modificare alla radice processi produttivi insostenibili per l’ambiente.

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