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Apuane, Legambiente chiede un percorso di graduale chiusura delle cave nel Parco

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Legambiente Toscana: “Intanto chiediamo l’annullamento dell’autorizzazione all’estrazione nelle cave Suspiglionica–Prunelli–Piastrina”.

 

Redazione
23 gennaio 2026

CARRARA – Dopo che a dicembre il Consiglio di Stato ha dato ragione alle aziende del marmo sentenziando che Legambiente non ha nessun diritto a pretendere dal Comune di Carrara dati dettagliati sull’attività estrattiva il Cigno Verde regionale torna a occuparsi della Alpi Apuane appoggiando l’iniziativa promossa dalle associazioni del territorio che hanno chiesto l’annullamento, in via di autotutela, dell’atto autorizzativo al piano di coltivazione delle cave Suspiglionica–Prunelli–Piastrina, nel Parco Regionale delle Alpi Apuane.

Secondo Legambiente Toscana e i circoli di Legambiente Carrara, Massa e Montignoso, Lunigiana e Versilia se saranno confermate le criticità procedurali e sostanziali evidenziate nel documento trasmesso alle istituzioni competenti sarà forte la preoccupazione per l’elusione delle norme, dello Statuto del Parco e dei principi di tutela ambientale che devono guidare l’azione amministrativa in un’area di straordinario valore naturalistico, geologico e paesaggistico: “Confidiamo che l’Ente Parco svolga una seria valutazione di tali criticità che, ove fossero confermate, dovrebbero a nostro avviso portare all’annullamento in autotutela del PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale). Il Parco Regionale delle Alpi Apuane non può infatti trasformarsi in un ente di facilitazione delle attività estrattive ma deve tornare a esercitare con autorevolezza, rigore e trasparenza il proprio ruolo statutario di ente vocato alla conservazione della natura, sottraendosi a indebite pressioni estrattiviste.”

Per Legambiente la difesa delle Alpi Apuane, del loro patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale, non è negoziabile e rappresenta una responsabilità collettiva verso le generazioni presenti e future: “Su questa vertenza chiameremo nuovamente al confronto tutte le parti sociali, le altre associazioni ambientaliste, il mondo del lavoro e sindacale e gli esponenti politici. In questo percorso è indispensabile che al più presto la Regione Toscana proceda all’approvazione del Piano del Parco che da tempo ormai resta all’esame del Consiglio Regionale e che molti vorrebbero invece fosse respinto e riscritto, forse nell’auspicio di una sua riforma “in peggio” che non preveda, ad esempio, il blocco totale di nuove autorizzazioni e un percorso di graduale chiusura delle cave attive all’interno del Parco”.