Rinnovata la convenzione tra il Parco Nazionale e l’ateneo fiorentino per studiare e tutelare la vegetazione di Capraia, Giglio, Giannutri e Montecristo.
Redazione
11 marzo 2026
LIVORNO, GROSSETO – Uno studio quinquennale su Capraia, Giglio, Giannutri e Montecristo per approfondire la conoscenza degli ecosistemi vegetali e proteggere gli habitat più vulnerabili.
Il Parco Nazionale Arcipelago Toscano ha rinnovato la convenzione scientifica con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze per proseguire e rafforzare il programma di monitoraggio della vegetazione nelle isole dell’arcipelago.
Il nuovo programma di ricerca analizzerà l’evoluzione della vegetazione e lo stato di conservazione degli habitat di interesse comunitario, valuterà l’impatto degli animali (soprattutto capre e mufloni) sulla vegetazione e verificherà l’efficacia degli interventi di ripristino ambientale già realizzati, garantendo la continuità con le azioni intraprese negli anni precedenti.
I risultati raggiunti finora
La nuova convenzione si inserisce nel solco della collaborazione avviata negli anni scorsi tra il Parco e l’Università di Firenze, che ha prodotto risultati importanti nel monitoraggio e nel recupero degli ecosistemi vegetali delle isole.
All’isola di Giannutri, ad esempio, gli interventi di eradicazione della pianta aliena invasiva Carpobrotus hanno portato a una drastica riduzione di questa specie e favorito la rinaturalizzazione delle aree costiere, con un progressivo aumento delle piante native. Sono state inoltre messe a dimora circa 250-300 piante autoctone – tra cui ginepro, mirto e lentisco – coltivate a partire da semi raccolti sull’isola e allevati presso l’Orto Botanico di Firenze.
A Pianosa il monitoraggio degli habitat aperti ha mostrato come gli sfalci favoriscano l’ingresso di nuove specie vegetali e contribuiscano al recupero delle praterie mediterranee.
Sull’isola di Montecristo è stata confermata l’efficacia dei recinti di esclusione per limitare l’impatto delle capre sulla vegetazione: all’interno delle aree protette i danni sono risultati molto inferiori rispetto alle zone esterne.
A Capraia è stato invece documentato l’impatto del muflone sulla vegetazione naturale, con un’elevata percentuale di brucatura soprattutto sui giovani lecci, dimostrando la necessità di misure di tutela per garantire la rinnovazione forestale.
Nel complesso, spiega una nota dell’Ente Parco, “i risultati dimostrano che gli interventi di gestione e restauro ambientale stanno producendo effetti positivi ma confermano anche l’importanza di proseguire il monitoraggio nel lungo periodo per consolidare i processi di rinaturalizzazione e proteggere gli habitat più vulnerabili”.
Gli obiettivi del nuovo accordo
La nuova convenzione 2026-2030 si concentrerà su quattro isole principali – Capraia, Giglio, Giannutri e Montecristo – con interventi specifici per ciascuna isola.
A Capraia si continuerà a monitorare l’impatto del muflone sulla vegetazione e a gestire il vivaio di specie vegetali autoctone di interesse conservazionistico. Al Giglio le attività si inseriscono nel piano After-Life del progetto LETSGO GIGLIO e riguarderanno il monitoraggio della vegetazione dopo l’eradicazione del muflone, la riconversione delle pinete artificiali verso boschi di leccio, il controllo della ricolonizzazione della pianta aliena Carpobrotus lungo le coste e la semina di ghiande per favorire la rinnovazione forestale.
A Giannutri proseguiranno le attività di gestione delle specie aliene, con sperimentazioni di rimozione della specie invasiva Kalanchoë × houghtonii e il monitoraggio degli interventi di restauro della vegetazione nativa già avviati.
Sull’Isola di Montecristo si verificherà l’attecchimento delle piantumazioni di leccio realizzate negli ultimi anni e si controllerà il ricaccio dell’ailanto, oltre al monitoraggio continuo dell’impatto delle capre attraverso transetti permanenti all’interno e all’esterno dei recinti di esclusione.
La collaborazione include anche momenti formativi rivolti agli operatori che lavorano nelle aree protette, come Carabinieri forestali e guide del Parco, con seminari dedicati ai temi della conservazione della vegetazione mediterranea.




















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