Ecosistema

Ateneo di Firenze: “In Mongolia la globalizzazione minaccia i felini”

In Mongolia l'aumento degli allevamenti di capre minacciano il leopardo delle nevi.

L’aumento massiccio degli allevamenti di capre da cashmere rappresenta una minaccia per alcune specie chiave come il leopardo delle nevi.

 

FIRENZE – Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?” era il titolo di una conferenza tenuta da Edward Lorenz nel 1972. In matematica e fisica “l’effetto farfalla” ci ricorda che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producono grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema. Parallelamente molte discipline olistiche e spirituali contemplano l’interconnessione e l’interdipendenza di tutte le cose.

Adesso è uno studio coordinato dall’Università di Firenze a rivelare come, sui monti Altai della Mongolia, il massiccio aumento dell’allevamento di bestiame, primariamente causato dalla globalizzazione del mercato del cashmere, rappresenti una minaccia per alcune specie chiave dell’ecosistema, tra cui il leopardo delle nevi.

L’obiettivo della ricerca era quello di quantificare gli effetti del grande sviluppo dell’allevamento di capre per la lana da cashmere sulla presenza di alcune specie tipiche di quella regione. Negli ultimi decenni, infatti, il numero di capi di bestiame in Asia centrale è aumentato fortemente (in Cina e Mongolia in special modo) a causa dell’aumento della domanda di questo prodotto nel mercato globale, che vede fra l’altro l’Italia come primo paese trasformatore della lana grezza.

Il lavoro, coordinato da Francesco Rovero, ricercatore del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, è stato pubblicato sulla rivista Biological Conservation. “L’obiettivo delle nostre analisi – spiega Marco Salvatori, primo autore dello studio – era di capire se le mandrie di animali domestici, fotografate con foto-trappole, agissero da fattore di attrazione o di repulsione per i due grandi carnivori dell’area, il leopardo delle nevi e il lupo, e se inibissero la presenza dello stambecco siberiano, principale preda del leopardo delle nevi in questi territori”.

I risultati parlano chiaro, afferma il coordinatore Francesco Rovero : “La pastorizia diffusa disturba il leopardo delle nevi, spingendolo a evitare le zone utilizzate dalle grandi mandrie di bestiame. Al contrario il lupo sembra essere attratto dagli animali domestici e questo genera il rischio di conflitti con i pastori. Per il futuro sarà importante favorire pratiche di allevamento che non compromettano i fragili equilibri biologici“.

Fonte: Università di Firenze

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