Il carbon sink forestale medio tra il 2020 e il 2022 è diminuito del 27% rispetto al periodo 2010-2014. I ricercatori: “Servono interventi urgenti”.
Redazione
31 luglio 2025
FIRENZE – Le foreste europee stanno catturando meno anidride carbonica, un fenomeno che richiede interventi urgenti per invertire la tendenza. A lanciare l’allarme è uno studio di cui è coautore Giovanni Forzieri dell’Università di Firenze. Il 40% del territorio dell’Unione Europea è coperto da foreste ed è fondamentale migliorare le conoscenze sulle risorse forestali, un filone di ricerca in cui l’Ateneo fiorentino è fortemente impegnato.
Tra il 1990 e il 2022 le foreste europee hanno assorbito circa il 10% delle emissioni di carbonio legate alle attività umane attraverso un processo noto come carbon sink (serbatoio di carbonio). Lo studio evidenzia come una gestione forestale più attenta, accompagnata da strumenti di osservazione avanzati, sia fondamentale per comprendere meglio la capacità di assorbimento del carbonio, aumentare la resilienza degli ecosistemi e orientare politiche efficaci per proteggere questa risorsa vitale.
“I dati più recenti dell’Agenzia europea dell’Ambiente indicano che il carbon sink forestale medio tra il 2020 e il 2022 è diminuito di circa il 27% rispetto al periodo 2010-2014 – afferma Forzieri –. Il fenomeno è dovuto a diversi fattori: l’aumento dei prelievi di legname, la maggiore frequenza di ondate di calore e siccità oltre all’intensificarsi di incendi, tempeste e infestazioni di insetti. Tutti questi elementi riducono la crescita degli alberi, ne aumentano la mortalità e mettono sotto stress le foreste europee”.
Per affrontare il problema lo studio propone di agire su più fronti: ridurre le emissioni di gas serra, ripensare i regimi di taglio e promuovere una gestione forestale che renda i boschi più resilienti agli eventi estremi e alle nuove condizioni climatiche. Secondo i ricercatori “è fondamentale analizzare i possibili rischi, per i cicli idrici locali, collegati alla piantumazione di alberi su aree che in origine erano praterie, campi o zone aride, trasformandole così in aree forestali. Vanno inoltre integrati i modelli di crescita forestale con quelli socio-economici per comprendere come i prodotti derivati dalla raccolta influiscano sul bilancio del carbonio”.


















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