Nel nostro Paese le “industrie della carne” per allevare polli e maiali sono più di 2.100. Siamo proprio sicuri che sia questo il futuro migliore per noi?
di Sandro Angiolini
22 giugno 2025
La contea dello Shropshire è situata più o meno al centro dell’Inghilterra, al confine est del Galles. È un territorio fortemente rurale con una particolarità: una forte concentrazione di allevamenti intensivi di varie specie di animali per la produzione di carne e prodotti simili. Questa settimana l’autorevole quotidiano The Guardian ci informa che l’Alta Corte di Giustizia inglese ha accolto il ricorso di un comitato locale di cittadini contro la realizzazione di un nuovo “pollificio” di 230.000 esemplari posto a 400 metri da un altro impianto di allevamento intensivo e a poco più di 1 km dall’alveo di un corso d’acqua già deteriorato ambientalmente.
A occhio una decisione di puro buon senso: peccato che il consiglio comunale interessato avesse già approvato il progetto, sottovalutando allegramente gli impatti ambientali derivanti dallo spargimento delle deiezioni dei polli; una brutta figura che si poteva evitare.
La notizia si presta ad alcune considerazioni che ritengo opportune, e su cui vi invito a riflettere:
– la sentenza dell’Alta Corte è importante perché sancisce il principio che non conta solo la valutazione dei possibili impatti derivanti dal singolo nuovo impianto di allevamento ma quella degli impatti che si cumulano con quelli già in essere nel territorio circostante. È un po’ lo stesso approccio che si dovrebbe attuare quando si valuta l’entità dei residui di prodotti chimici nel terreno: presi singolarmente possono anche rimanere sotto i livelli di legge, ma l’essenziale è valutarne la sommatoria per i rischi che può comportare;
– il principio di cui sopra rischia di essere superato nei fatti da un contesto politico e normativo in cui (se ci avete fatto caso) è in atto a livello europeo e mondiale una tendenza assai diffusa contro le regole di salvaguardia ambientale. Con il pretesto che l’origine di tutti i mali sociali ed economici siano il Green Deal e/o altre strategie finalizzate alla transizione ecologica si stanno “ammorbidendo” molte norme, approvate dopo varie analisi di dati e di elementi fattuali, pur di aumentare profitti e occupazione. Che la salute umana e quella dell’ambiente debbano venire solo dopo rimane a mio avviso un approccio altamente discutibile;
– la questione degli allevamenti intensivi di animali rimane peraltro centrale per le nostre società, compresa quella italiana. Come ci ricorda, sempre questa settimana, una nota dell’agenzia AgriNext che riprende i risultati di una recente ricerca: nella UE ci sono ormai 10.862 capannoni da almeno 40.000 polli e 8.854 strutture con oltre 2.000 suini ciascuna. Negli ultimi 15 anni queste “industrie della carne” sono cresciute del 56% mentre le piccole aziende si sono quasi dimezzate. L’Italia figura tra i primi cinque Paesi per numero di impianti industriali con 2.146 stabilimenti fra pollame e suini (cioè le specie mono-gastriche caratterizzate da un più rapido accrescimento).
Che vogliamo farne? A giudicare dai numeri che sono in ballo abbiamo finora adottato politiche e misure (sanitarie, di finanziamento, etc) che hanno favorito questa situazione. Senza entrare nel merito dei (peraltro importantissimi) temi relativi al benessere degli animali in tali condizioni e pur riconoscendo che la maggioranza dei cittadini continua a fare scelte di consumo influenzate soprattutto dal prezzo dei prodotti alimentari piuttosto che da altri elementi, siamo proprio sicuri che questo rappresenti il futuro migliore per noi?
Le alternative a questo tipo di impianti esistono, così come modalità più corrette di gestione dei loro reflui animali e modelli di alimentazione umana che dipendano meno dal consumo di carne.
OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.
È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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