Legambiente suggerisce la messa in sicurezza e la riconversione in un parco fotovoltaico al servizio di una comunità energetica rinnovabile.
Redazione
21 luglio 2025
MONTIGNOSO – PIETRASANTA (Ms, Lu) – Il 6 maggio 2024 i crollo di uno dei muri di contenimento nella discarica Cava Fornace, tra Pietrasanta e Montignoso, aveva causato la fuoriuscita di un fiume di liquami fino all’Aurelia e all’area naturale protetta del Lago di Porta. La discarica, in origine destinata a ospitare i residui di marmettola provenienti dalle attività di cava del comprensorio apuano, era già stata interessata da un ricorso al Tar del Comune di Pietrasanta contro la Regione che aveva rigettato nel 2021 la richiesta di riesame di una vecchia Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) priva di molti aggiornamenti normativi a tutela dell’ambiente.
Considerato l’accaduto il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) – avviato dal gestore Programma Ambiente Apuane e volto a un sostanzioso incremento delle volumetrie portando il riempimento del cratere non più a 48 bensì a 98 metri di altezza – venne sospeso.
Mancano pochi giorni al 30 luglio, scadenza dell’ultima proroga concessa per il PAUR in Regione Toscana e riprende il dibattito sul futuro della discarica. Già nel luglio 2024 Legambiente aveva avanzato una proposta che potesse fermare definitivamente la discarica. Adesso l’associazione ambientalista, con i circoli di Massa-Montignoso, Carrara e Versilia e il presidente regionale Fausto Ferruzza, suggerisce la sua messa in sicurezza e il rapido avvio delle attività per la realizzazione di un grande parco fotovoltaico al servizio di una Comunità Energetica Rinnovabile.
Il perimetro “interno” (quello occupato dal corpo di discarica e dalle aree logistiche) è di circa 35.000 m2 mentre l’invaso complessivo (comprese le pareti e i fianchi dell’ex cava) si estende per quasi 75.000 m2. Secondo Legambiente in Italia e in Europa esistono già significative esperienze di riconversione energetica di discariche non più attive. Sul territorio ci sono poi altre due discariche esauste, quella di Cermec nell’area di via Dorsale e quella di Asmiu, a Codupino, di proprietà pubblica: “Sarebbe auspicabile che l’azienda pubblica avviasse progetti di loro riconversione a parchi fotovoltaici”.
Una parte della galassia ambientalista rimane comunque critica verso il cosiddetto “fotovoltaico a terra”, soprattutto sui terreni agricoli. Non è chiaro quanti anni debbano passare affinché i terreni di una ex discarica, ancorchè bonificati, possano essere considerati recuperati ecologicamente tali da poter essere utilizzati per l’agricoltura. Questa impossibilità di riconversione a terreni agricoli sembra giustificarne l’utilizzo per il fotovoltaico. Per i più “radicali” invece il fotovoltaico andrebbe posizionato solo su capannoni o strutture già edificate, mai sui terreni.



















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