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“Chiudere le cave nei territori di uso civico”. Apuane Libere presenta diffida urgente alla Regione

Apuane cave_Toscana Ambiente
Cava Piastrabagnata (Vagli di Sotto) - Foto Apuane Libere

Secondo l’associazione non è stata applicata la sentenza esecutiva della Corte d’Appello di Roma: “Adesso chi ha sbagliato paghi di tasca propria”. 

 

VAGLI DI SOTTO (Lu) – Oggi l’organizzazione di volontariato Apuane Libere ha presentato agli uffici regionali preposti al controllo delle attività estrattive e al presidente Eugenio Giani una diffida urgente per non aver applicato una sentenza dello scorso 16 settembre emanata dalla Corte d’Appello di Roma, sezione Usi civici.

Il tribunale ha ribadito in maniera definitiva, secondo quanto riporta l’associazione, che nei territori del Comune di Vagli di Sotto inseriti nei mappali appartenenti all’Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico (ASBUC) è vietata ogni forma di escavazione e sfruttamento commerciale al di fuori dei limiti consentiti dallo statuto dell’ente stesso. Nella sentenza infatti il tribunale ha respinto il ricorso presentato dal Comune di Vagli di Sotto contro una precedente deliberazione del 2019.

Anche se la sentenza del 2019 avrebbe dovuto essere immediatamente esecutiva – fanno sapere dall’associazione – i funzionari della Regione Toscana hanno preferito aspettare l’esito del ricorso fatto dall’amministrazione di Vagli, il che ha sostanzialmente permesso che alcuni siti estrattivi che divorano il suolo montano dentro e fuori il Geoparco Unesco delle Alpi Apuane venissero dati in concessione a nuove ditte che hanno riaperto cave dismesse da oltre 40 anni”.

La decisione della Corte di Appello di Roma potrebbe portare, oltre alla chiusura di molte cave ricadenti nei territori di uso civico, al pagamento di sostanziosi danni erariali per le casse del Comune di Vagli e per quelle regionali.

Ci si chiede adesso come intenda operare a questo riguardo la Regione Toscana – interviene il presidente di Apuane Libere Gianluca Briccolani -. Da una parte ha l’obbligo di chiudere questi siti di morte e distruzione dell’ambiente, dall’altra se la dovrà vedere con i ricorsi al TAR dei numerosi concessionari coinvolti nelle precedenti assegnazioni. Se pensano di fare una sanatoria se lo levino dalla testa, è bene che chi ha sbagliato, ossia quei funzionari comunali o regionali che non hanno sospeso in via precauzionale le lavorazioni, paghi di tasca propria e non con le tasse di tutti i contribuenti”.

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