Agricoltura

Cinghiali, Coldiretti: “Attivare legittima difesa per gli agricoltori” 

Cinghiali
“Si fa anche in altre Regioni” spiega l’associazione – e in Toscana la situazione si è ulteriormente aggravata”. Chiesto alla Regione anche uno snellimento delle procedure. 

Permettere agli agricoltori di esercitare la “legittima difesa” per difendere le loro colture dagli attacchi dei cinghiali. È una delle richieste contenute nel documento inviato alcuni giorni fa da Coldiretti Toscana al presidente della Regione Enrico Rossi e all’assessore all’Agricoltura Remaschi. Come sta avvenendo in altre Regioni – spiega Coldiretti in una nota – bisogna utilizzare questa opportunità anche in Toscana, come del resto era già previsto in una legge regionale del 1994. Nel documento si insiste anche sulla necessità di attivare misure più efficaci di contenimento dei  cinghiali e degli altri ungulati che si sono moltiplicati in modo esponenziale e che, dalle campagne alle città, mettono a rischio la sicurezza dei cittadini e distruggono i raccolti. Per esempio velocizzando le procedure che autorizzano gli interventi.

“In Toscana la fauna selvatica, stimata in circa 500mila esemplari (280mila cinghiali, 200mila caprioli, 8mila daini, 4mila cervi), oltre a produrre ogni anno danni milionari alle coltivazioni e a scoraggiare la presenza dell’attività agricola nelle zone montane e più difficili, sono causa di almeno 300 incidenti stradali all’anno – dice Tulio Marcelli, presidente regionale”.

Nel provvedimento già adottato da altre Regioni– spiega la Coldiretti – si riconosce nella sostanza la possibilità da parte dei proprietari e conduttori di terreni agricoli di esercitare una “facoltà di legittima difesa” in presenza di determinate condizioni, come l’accertamento di danni alle colture nei 6 mesi antecedenti la presentazione della domanda di autorizzazione (che ha una validità di 12 mesi) e la titolarità di licenza di porto di fucile. Naturalmente –viene precisato – questo tipo d’intervento non vuole essere sostitutivo di quelli già previsti dalla normativa sia nazionale che regionale.

A quasi due anni dall’approvazione della “Legge obiettivo per la gestione degli ungulati in Toscana” – continua Tulio Marcelli – la situazione si è ulteriormente aggravata. Non si vedono gli effetti di una gestione “straordinaria” degli ungulati che in tre anni avrebbe dovuto riportare le popolazioni di questi selvatici entro i limiti di sostenibilità per l’agricoltura e l’ambiente. Non è in discussione il valore della legge obiettivo, come fanno certe frange del mondo ambientalista e venatorio, ma l’esperienza di questi mesi dimostra che di fatto resta inattuata in alcune parti fondamentali”.

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