Impatto (quasi) zero - di Laura Lop

Come i capelli del Faraone

Hennè

Piccole azioni quotidiane che possono portarci a ridurre i consumi senza mortificare i nostri bisogni.

 

di Laura Lop

Questo articolo nasce dall’osservazione di piccole azioni quotidiane, quelle che facciamo tutti, consuetudini della nostra routine di vita. Lo sguardo che voglio usare è quello che cerca una riduzione dei nostri consumi, un modo che soddisfa i nostri bisogni senza per questo causare troppo impatto nell’Ambiente che ci ospita.

Prima regola: mettere attenzione ed essere presenti a noi stessi, solo così l’osservazione si attiva e si possono concepire cambiamenti migliorativi.
Come diceva il filosofo indiano Krishnamurti, “quando imparate a conoscervi, a osservare il mondo in cui camminate… l’essere consapevoli di tutto dentro di voi, questo fa parte della meditazione”, uno stato mentale che dona lucidità e può essere ricercato all’interno di ogni nostra azione, quando guidiamo, mangiamo, siamo in coda, non solo quando ci sediamo nella posizione del loto.
Una mente calma influisce sulle nostre piccole e grandi scelte, spesso prese ostaggio dalla fretta, dall’ipnosi pubblicitaria, dalle gratificazioni dei nostri scompensi emotivi.

Se ci pensiamo come frettolosi frequentatori del supermercato vi consiglio un interessante esperimento sociologico da fare su di voi e sugli altri, guardando semplicemente che cosa infiliamo nei carrelli.
In genere si parte con l’ortofrutta: prodotti che arrivano da ogni parte del mondo (l’uva cilena ad esempio), sempre disponibili in ogni stagione (il mango per la nostra cena natalizia), anche sbucciati e affettati e follemente imballati tra cartoni, polistirolo e plastica, banane incluse.
Proseguendo riusciamo a comprare di tutto: condensati di zucchero e coloranti da bere, costosissime monoporzioni (guardate sempre i prezzi al chilo), pesci pescati in Vietnam, sterili cibi surgelati, per non parlare dell’artefatto mondo della cosmesi e pulizia infarcito di microplastiche e sostanze chimiche.
Nell’illusione di avere soddisfatto le nostre necessità, risparmiando tempo e denaro grazie alle sbandierate offerte, cambiando il punto di vista ci troviamo con dei sacchi di prodotti qualitativamente discutibili, una quantità enorme di imballi da buttare e il portafogli svuotato.

E allora, che si può fare?
Regola numero 2: dichiarare guerra alla nostra pigrizia, mentale e fisica.
Come avevo già scritto in un vecchio articolo, uso l’hennè in polvere per colorarmi i capelli, non per scelta meditata ma per sviluppata intolleranza alle tinture chimiche.
Il mio corpo ha scelto per me, dopo avermi inviato tanti segnali di nausea e pelle sofferente, mi sono iscritta a un gruppo social per imparare a usarlo e siccome ogni volta si raggiunge un traguardo felice ho pensato: ma perché non l’ho fatto prima?!?

In dettaglio succede questo: una volta ogni tre mesi prendo il mio contenitore di vetro e vado in erboristeria, me lo faccio riempire con mezzo chilo di polvere e spendo circa 15€. Facendo un raffronto di spesa, il risparmio economico è evidente.
Ma quello che maggiormente mi interessa è raffrontare i consumi:
scatola di tintura pronta al supermercato (ma anche erboristeria): boccetta di plastica con beccuccio, tubetto contenente il colore, monoporzione di balsamo e/o fissante imballato nella plastica, sottili guanti di plastica, carta della scatole e istruzioni

A fronte di tutti questi rifiuti, passando all’hennè il mio rifiuto è diventato zero: mischio la polvere con dell’acqua, utilizzo sempre il solito mestolo di legno, guanti e il solito contenitore. Oltre a spendere meno soldi, non produrre rifiuti e avere capelli più sani, l’hennè mi regala la possibilità di sperimentare alchemici miscugli di erbe, profumi e ingredienti naturali che sono solo miei, in continuità con una pratica millenaria usata perfino dai faraoni egizi, come la mummia di Ramesse II ci ha dimostrato.

 

Laura Lo Presti vive sulle colline del Montalbano, circondata dalla Natura e dai suoi gatti. Attivista ambientale per passione, collabora con il Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori (www.rifiutizerocapannori.it) e con Ekoe società cooperativa (www.ekoe.org) per la commercializzazione di stoviglie e imballi ecologici.