Dalle sagre alle mense, passando per scuole e uffici pubblici, piccolo viaggio nella geografia toscana del “plastic free” (in divenire).
di Gabriella Congedo
15 settembre 2026
C’è una plastica che dura pochi minuti e lascia una traccia nell’ambiente per decenni, quando non per tempi molto più lunghi. È quella degli oggetti usa e getta: bicchieri, piatti, posate, contenitori, cannucce, bottiglie, imballaggi. Una parte viene correttamente raccolta e avviata al riciclo, un’altra finisce nei rifiuti indifferenziati e una quota, inevitabilmente, si disperde nell’ambiente, raggiungendo fiumi, coste e mare.
Per questo, accanto alla raccolta differenziata e al riciclo, la partita decisiva è quella della riduzione all’origine. E in Toscana, ormai da alcuni anni, Comuni, enti pubblici, organizzatori di eventi e realtà del territorio stanno provando a giocarla.
La svolta regionale è arrivata nel 2019 con la legge regionale 37 che ha introdotto restrizioni all’utilizzo della plastica monouso, in particolare nelle manifestazioni e negli eventi organizzati dagli enti pubblici e nelle spiagge, nei parchi e nelle aree protette. La successiva legge regionale 63/2019 ha rafforzato l’attività di sensibilizzazione e promozione di comportamenti orientati alla riduzione e al riciclo.
Da allora si è sviluppata una vera e propria geografia toscana del “plastic free”, con esperienze differenti per ambito e intensità.
Da Pistoia a Livorno i divieti entrano nelle feste
Uno dei casi più netti è quello di Pistoia. L’amministrazione comunale ha esteso il divieto di commercializzazione e distribuzione di prodotti monouso in plastica – piatti, bicchieri, posate, cannucce, contenitori e sacchetti – alle feste, sagre, manifestazioni ed eventi pubblici organizzati su aree e spazi pubblici, sia all’aperto sia al chiuso. Al loro posto devono essere utilizzati materiali biodegradabili e compostabili. Il Comune ha inoltre previsto una progressiva eliminazione dei prodotti di plastica monouso negli uffici e nei servizi comunali.
A Livorno il percorso è iniziato già nel 2019 con ordinanze che vietano l’utilizzo di contenitori e stoviglie monouso non biodegradabili nei parchi e nelle aree protette, sulle spiagge demaniali e in occasione di fiere, sagre e manifestazioni sportive. Nel 2025 il Comune ha aggiunto un ulteriore tassello vietando coriandoli, stelle filanti e prodotti analoghi di plastica; il provvedimento è stato nuovamente richiamato dall’amministrazione nell’estate 2026.
A Grosseto il regolamento per la gestione integrata dei rifiuti prevede per fiere e manifestazioni organizzate o finanziate dal Comune il divieto di utilizzare numerosi prodotti monouso di plastica tra cui stoviglie, posate, piatti, cannucce e mescolatori. Il regolamento incoraggia inoltre stoviglie lavabili e riutilizzabili, bottiglie con vuoto a rendere o acqua di rete e la riduzione dei prodotti monodose e degli imballaggi.
Anche Orbetello si è mosso in questa direzione: già nel 2019 l’amministrazione aveva deciso di rendere obbligatorio nelle sagre l’utilizzo di stoviglie biocompostabili e di accompagnare il provvedimento con il coinvolgimento degli operatori commerciali e turistici.
Feste, ma anche scuole e mense
Il fronte più interessante è però quello che porta la riduzione della plastica fuori dal terreno delle ordinanze sulle manifestazioni.
A Follonica il progetto “Follonica Plastic Free” ha puntato alla progressiva eliminazione della plastica monouso da spiagge, scuole, parchi e sedi comunali. Nelle scuole sono state installate fontanelle e distribuite borracce, con l’obiettivo di sostituire le bottigliette usa e getta con l’acqua della rete.
A Capannori, da anni laboratorio italiano delle politiche “Rifiuti Zero”, l’azione si è concentrata anche sulla riduzione dei contenitori usa e getta negli eventi e sulla promozione dell’acqua di rete. Il progetto “Acqua Buona”, attivo dal 2007, coinvolge oggi migliaia di studenti e punta esplicitamente a ridurre il consumo di plastica monouso attraverso l’utilizzo dell’acqua dell’acquedotto.
E a Firenze il Piano d’azione “Firenze Plastic Free” ha individuato un ventaglio ancora più ampio di interventi: dagli acquisti pubblici orientati al plastic free alla progressiva eliminazione delle bottigliette negli uffici, fino alla promozione del riuso nelle manifestazioni e all’utilizzo di stoviglie e contenitori riutilizzabili nelle mense scolastiche, con l’obiettivo di evitare anche le monoporzioni confezionate in plastica.
Non è quindi soltanto una questione di “vietare il bicchiere di plastica alla sagra”. Il salto culturale consiste nel passare dal concetto di rifiuto da gestire a quello di rifiuto da non produrre.
Il modello delle Eco-Feste
Il principio sta entrando anche negli eventi culturali e musicali. Un esempio recente arriva da Chiusi dove il Lars Rock Fest 2026 ha aderito al circuito delle Eco-Feste eliminando la plastica monouso, mettendo a disposizione acqua pubblica e introducendo altre misure per ridurre l’impatto ambientale della manifestazione.
Anche il Carnevale di Viareggio rappresenta un’altra esperienza significativa: da anni il circuito della manifestazione e delle feste rionali è interessato da provvedimenti contro la plastica monouso con la sostituzione di piatti, bicchieri, posate, cannucce e contenitori con materiali alternativi.
Il quadro, dunque, è articolato. Non tutti i Comuni hanno introdotto gli stessi divieti e non tutte le iniziative hanno la medesima forza normativa. Ma il messaggio che arriva da molte amministrazioni è ormai chiaro: la plastica monouso non può più essere considerata una soluzione neutrale e inevitabile.
Il mare come banco di prova: addio alle cassette di polistirolo
E proprio dal mare arriva una delle esperienze più interessanti. È il progetto BlueFishers di Marevivo, nato per affrontare uno dei problemi meno visibili ma molto concreti della filiera ittica: le cassette di polistirolo utilizzate per trasportare il pesce.
Il polistirolo espanso è leggero, economico e pratico ma è fragile, si rompe facilmente e, quando viene disperso nell’ambiente, può frammentarsi in piccoli pezzi difficili da recuperare. La sostituzione con cassette lavabili, riutilizzabili e riciclabili consente invece di intervenire direttamente sulla produzione del rifiuto.
In Toscana l’iniziativa ha coinvolto anche i pescatori di Viareggio: nella prima fase sono state interessate 58 imbarcazioni con oltre 2.300 cassette riutilizzabili e riciclabili destinate a sostituire quelle di polistirolo.
È un esempio importante perché sposta il ragionamento dal consumatore finale alla filiera produttiva. Non si chiede semplicemente al cittadino di smaltire meglio il rifiuto: si modifica il sistema attraverso cui quel rifiuto viene prodotto.
Ed è proprio questa la direzione indicata da BlueFishers, che Marevivo sta portando anche sul tavolo europeo.
Naturalmente c’è ancora molto da fare ma con queste esperienze la Toscana mostra che cambiare si può. Comuni, scuole, associazioni, pescatori e organizzatori di eventi stanno sperimentando soluzioni fondate sul riuso e sulla prevenzione. Ma il vero salto di qualità arriverà soltanto quando la riduzione della plastica non sarà più affidata soprattutto alla buona volontà di amministrazioni e cittadini ma sarà diventata una scelta strutturale della filiera commerciale, a partire da chi decide ogni giorno come un prodotto arriva sugli scaffali e nelle nostre case.
Perché la plastica più sostenibile è quella che non viene prodotta.



















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