Mercoledì 11 marzo Legambiente Carrara organizza un incontro per capire le ragioni del suolo consumato che a Carrara raggiunge il 30%.
Redazione
8 marzo 2026
CARRARA – Secondo gli ultimi dati del rapporto Ispra–Snpa (aggiornamenti 2024-2025) il consumo di suolo totale in Toscana ammonta a 142.096 ettari, pari a circa il 6,20% della superficie regionale. Negli ultimi vent’anni la crescita si è concentrata soprattutto nelle aree costiere turistiche (Versilia, costa livornese), nelle piane urbane (Firenze-Prato-Pistoia), lungo gli assi infrastrutturali e logistici.
Il consumo di suolo regionale continua ad aumentare ma più lentamente rispetto al resto d’Italia favorendo comunque il rischio di alluvioni e frane, le perdita di terreni agricoli, riducendo la biodiversità, aumentando il degrado del paesaggio e favorendo il peggioramento del microclima urbano.
Il Rapporto Ispra-Snpa 2025 sul consumo del suolo, la nuova direttiva Ue e lo “strano caso” del territorio di Carrara è il titolo della conferenza-dibattito in programma mercoledì 11 marzo alle 17:30 nella sala conferenze di Palazzo Binelli in via Verdi 7 a Carrara. Organizzata dal circolo Legambiente Carrara, l’occasione si preannuncia particolarmente interessante e qualificata per la presenza di Michele Munafò, dirigente Ispra e responsabile del Servizio per il Sistema Informativo Nazionale Ambiente.
A Stefano Donati del direttivo di Legambiente Toscana è invece affidato il compito di un focus sul territorio, con particolare riguardo alla situazione carrarese dove la percentuale di suolo consumato raggiunge il 30% (per un raffronto, la vicina Massa registra circa il 20%), per approfondire i dati locali, indicare i rischi e ipotizzare possibili soluzioni, dalle aree urbane fino alle aree interne, collinari ed estrattive per proteggere questa risorsa essenziale, iniziando a invertire la tendenza alla crescita e avviare progetti di ripristino o almeno di mitigazione.
Carrara risulta essere al 9° posto tra i Comuni toscani con più suolo consumato. Tra il 2023 e il 2024 sono stati consumati circa 8,97 ettari di nuovo suolo. Una parte importante dell’impatto deriva dalle attività estrattive delle cave di marmo delle Alpi Apuane.



















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