Le ultime trovate all’Isola d’Elba, tre morte e una gravemente ferita. Isa Tonso di Legambiente: “Recrudescenza di questi casi davvero preoccupante”.
di Gabriella Congedo
10 aprile 2026
ISOLA D’ELBA (LI) – All’inizio dell’anno era accaduto sulla costa apuo-versiliese: sette tartarughe marine trovate morte nell’arco di pochi giorni perché rimaste intrappolate nelle reti da pesca abbandonate. La notizia aveva fatto un certo scalpore ma purtroppo non si è trattato di un caso isolato, come si è visto in seguito.
All’isola d’Elba, informa Legambiente Arcipelago Toscano, negli ultimi due mesi sono state recuperate 4 tartarughe marine Caretta caretta, tre morte e una ferita grave. La causa è sempre la stessa: attrezzi da pesca abbandonati e plastica.
Il triste elenco inizia il 5 febbraio a Lacona, nel Comune di Capoliveri, dove è stata trovata una tartaruga marina morta in modo orribile: stozzata da un sacco bianco di materiale plastico.
L’8 marzo, tra Cavoli e Seccheto, nel Comune di Campo nell’Elba, è stato salvato un esemplare maschio di Caretta caretta completamente avvolto in una rete da pesca abbandonata e con delle lenze in bocca. La tartaruga è adesso in cura al Centro di recupero di Grosseto gestito dall’associazione TartAmare. Il veterinario è stato costretto ad amputare una pinna posteriore che era stata gravemente ferita nel tentativo del rettile marino di liberarsi dalla rete che la avvolgeva.
Il 16 marzo è stata ritrovata una carcassa di tartaruga marina sulla spiaggia di Terranera, nel Comune di Porto Azzurro.
Infine il 6 aprile, di nuovo a Lacona, una Caretta caretta morta con un amo ancora in bocca.
Nella quasi totalità dei casi ormai, e non solo in Toscana, le tartarughe muoiono perché restano intrappolate nelle reti da pesca, non riescono a risalire in superficie per respirare e affogano. Si tratta dunque di una morte causata dall’uomo che si potrebbe evitare. Il danno ambientale è enorme, eppure si continua a far finta di niente. E adesso la situazione sta diventando molto grave.
“Quasi sempre le tartarughe marine trovate morte o ferite sono state uccise o messe a rischio da attrezzi da pesca – conferma Isa Tonso, responsabile del progetto Tartarughe marine di Legambiente e PNAT e referente per l’Arcipelago Toscano del progetto LIFE TurtleNest – Una recrudescenza dei casi di questo tipo che è davvero preoccupante e che sembra un’inversione di tendenza rispetto agli anni passati”.
Questi incidenti rischiano di vanificare una parte del lavoro svolto dai volontari per proteggere le nidificazioni e le nascite di tartarughe marine nel Mediterraneo nord-occidentale. Quelli di Legambiente si sono ormai “specializzati” anche nel recupero di tartarughe in difficoltà, ferite o morte e nel fornire primo soccorso a quelle ferite o malate.
“Ogni tartaruga è un bene prezioso per tutto l’ecosistema marino e una pesca amica delle tartarughe marine è possibile – aggiunge Isa Tonso – Così come sarebbe possibile evitare di trasformare il nostro mare in una discarica di plastica».
Ed è proprio contro chi pesca illegalmente abbandonando reti in mare come se fosse una discarica che andrebbero intensificati controlli e sanzioni, ora quasi inesistenti. Chi distrugge il mare e le sue creature dovrebbe essere fermato prima che sia tardi.



















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