Poter vedere almeno 3 alberi da casa, 30% di spazio verde in ciascun quartiere, 300 metri per raggiungere un parco. Un miracolo irraggiungibile per molte città.
di Sandro Angiolini
27 luglio 2025
Prima di commentare la notizia di carattere ambientale dal mondo che più mi ha colpito questa settimana lasciatemi menzionare un dato che riguarda casa nostra: i giornali hanno dato ieri grande pubblicità al fatto che il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) abbia già speso il 40% dei suoi finanziamenti a fine maggio 2025. Salutare quasi con entusiasmo il fatto che nei precedenti 4 anni si sia utilizzato il 40% dei fondi disponibili, mentre nei successivi 13 mesi si debba riuscire a spendere il rimanente 60% (ricordo che la scadenza per utilizzarli rimane il 30 giugno 2026), mi sembra francamente eccessivo; ma anche questa è l’Italia.
Oggi però parliamo di una “regola” poco conosciuta (in realtà la proposta di un ricercatore olandese), di cui il quotidiano spagnolo El Pais ci ricorda questa settimana la notevole importanza per combattere gli effetti del cambiamento climatico nelle città, compreso il crescente caldo estivo. Si sintetizza in tre numeri: 3-30-300. Dove 3 sono gli alberi che ogni residente dovrebbe poter vedere dalla sua casa, 30% la quota di superficie del suo quartiere destinata a verde e coperta da alberi e 300 metri la distanza massima che si dovrebbe percorrere prima di arrivarvi. In pratica un miracolo irraggiungibile per molte città (italiane e non solo), costruite in fretta senza piani regolatori e dove la cura dei pochi spazi aperti e/o verdi che ci sono è fondamentalmente assente.
Però è una regola che fa riflettere, che dovrebbe ispirare i pianificatori, gli urbanisti e i progettisti e a cui, in buona parte, molti luoghi potrebbero in realtà avvicinarsi.
Cominciamo dal primo numero. Lasciare almeno un paio di lati di un edificio da cui poter osservare una superficie a verde (anche se posta in lontananza) può rivelarsi fattibile, specialmente se si creano spazi verdi in tanti cortili ora rivestiti di piastrelle o cemento, oppure se (come citato nell’articolo del giornale) si de-asfaltano marciapiedi o vie, sostituendoli con materiali solidi ma in grado di far infiltrare le acque per prevenire alluvioni o di far crescere delle erbe in maniera controllata (qualcuno si ricorda i pochi parcheggi sistemati con blocchetti per terra che lasciano anche crescere delle piantine?).
Raggiungere il 30% di superficie di ogni quartiere coperta da verde è quasi impossibile, ma anche se lo si facesse per il 15-20% sarebbe già un indubbio progresso rispetto alla situazione pre-esistente in tante realtà. Con i relativi vantaggi per la salute umana (e degli animali) su cui mi sono soffermato in passato nel mio blog. Anche qui il pensiero va a tanti spazi semi-abbandonati, non valorizzati, tanti “non luoghi” che aspettano un progettista intelligente, una cittadinanza sensibile e un’amministrazione dotata di una visione di lungo periodo.
Sul terzo numero della regola si può aprire una lunga discussione. Nel senso che 300 metri possono sembrare niente per qualcuno e tanti per altri (ad esempio una persona molto anziana). Ma il senso è chiaro: dobbiamo impegnarci maggiormente per città “a misura d’uomo/donna” senza farci abbagliare da progetti futuristici che spesso deludono nella pratica. E il contatto con il verde rimane una ricchezza da non sottovalutare mai, qualunque sia il lavoro che svolgete o l’età della vostra Vita. Da questo punto di vista le commissioni che valutano i piani di nuove urbanizzazioni dovrebbero fare molta più attenzione.
OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.
È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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