Oltre la siepe - di Sandro Angiolini

Cosa pensiamo oggi delle questioni ambientali? Ce lo spiegano due sondaggi

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Molti non conoscono il significato della “transizione ecologica” ma 3/4 degli Italiani chiedono uno stile di vita più sostenibile. E si impegnano per arrivarci.

 

di Sandro Angiolini

Nella settimana che si conclude sono apparsi sulla stampa nazionale i risultati di due interessanti sondaggi, in buona parte complementari. Il primo è un sondaggio IPSOS che confronta cosa pensano i cittadini italiani e francesi di varie problematiche ambientali; il secondo una rilevazione promossa dall’associazione LifeGate assieme all’istituto Eumetra MR, incentrata sull’analisi delle nostre aspettative e scelte rispetto a uno stile di vita più sostenibile.

Veniamo subito ai loro risultati, e a cosa ci fanno pensare.
il sondaggio IPSOS indica che sia in Italia che in Francia i problemi del riscaldamento globale, dell’inquinamento dell’aria e della gestione dei rifiuti sono percepiti come quelli più urgenti da risolvere. Seguono l’inquinamento delle acque e la deforestazione. In fondo alla lista, in entrambi i Paesi, troviamo invece l’erosione del suolo, le inondazioni (ma qui i Francesi si mostrano più sensibili) e le fonti alimentari.

Questo tipo di esito mi fa pensare che il sondaggio abbia interessato soprattutto persone che vivono in città, dove la percezione dell’inquinamento dell’aria e da rifiuti è senz’altro più forte e immediata di quella che normalmente si ha vivendo in campagna. Dove invece si è più in contatto con problemi come le inondazioni e l’erosione del suolo. Il fatto poi che la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari non sia percepita come un problema prioritario è confortante, e indirettamente conferma che su questo tema si è lavorato nel complesso abbastanza bene.

Lo stesso sondaggio ci dice che solo il 20% circa dei cittadini conosce il significato della “transizione ecologica”: tutti gli altri ne hanno solo una vaga idea (se l’hanno almeno sentita nominare). E che la maggioranza relativa degli abitanti dei due Paesi assegna ai loro comportamenti/scelte la principale responsabilità per la conservazione del pianeta (il 40%). Seguono, sostanzialmente uguagliati, i metodi di produzione delle imprese e il complesso di leggi/regole esistenti.

il sondaggio LifeGate, che si concentra su un ambito più ristretto di tematiche, conferma in sostanza l’ultima parte dei risultati sopra esposti. C’è ancora un 28% di Italiani che non sa cosa siano le energie rinnovabili, e un 75% che non ha idea di cosa sia il crowdfunding (un metodo di raccolta collettiva di fondi dal basso). Il dato chiave però è che i 3/4 degli Italiani chiede uno stile di vita più sostenibile e che si impegna, in buona parte, per perseguirlo: il dato è in costante aumento dal 2015, anno in cui si effettua la rilevazione. Per esempio il 47% dei nostri concittadini ha ridotto il consumo di bottiglie in plastica e 1/4 tende a utilizzare mezzi di trasporto meno inquinanti. Circa il 25% ha scelto di limitare il consumo di carne e quasi altrettanti (il 21%) adopera cosmetici naturali. Il sostegno all’agricoltura biologica arriva ormai al 79%.

Cosa ci dice tutto questo? Ritengo che l’alta percezione dei danni da cambiamento climatico sia anche il frutto dell’aumentata attenzione che gli hanno tributato i media in questi ultimi 3-5 anni. Più in generale, il ruolo dei media nel sensibilizzare e motivare tutti noi rimane essenziale: Internet cresce sempre di più come strumento di orientamento (spesso con bufale clamorose), ma tutti i mezzi di comunicazione hanno una responsabilità crescente. Perché solo quando si raggiungono determinate masse critiche il cambiamento diventa possibile. Buona settimana.

 

Sandro Angiolini_piccolaOLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.

Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.

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