Oltre la siepe - di Sandro Angiolini

Da questa settimana in vigore in Europa nuovi diritti per la sostenibilità

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Insieme alla nuova etichetta energetica dal 1° marzo è scattato il diritto alla riparazione per elettrodomestici ed elettronica di consumo.

 

di Sandro Angiolini

Ci sono due novità a cui i media italiani hanno dedicato tutto sommato scarsa attenzione questa settimana (dimenticavo: c’era il festival di Sanremo…). Ma che per tutto noi, e per l’ambiente, potrebbero avere un impatto non indifferente.
La prima è che tutti i cittadini europei, a partire dal 1° marzo, godono del diritto alla riparazione per diverse tipologie di elettrodomestici e prodotti di elettronica di consumo: server e unità di archiviazione dati, motori elettrici e variatori di velocità, apparecchi di refrigerazione, sorgenti luminose e unità di alimentazione separate, display elettronici (anche televisori), lavastoviglie, lavatrici, lavasciugatrici.

In pratica si tratta di un’iniziativa dell’Unione Europea (regolamento UE 2021/341) a sostegno della cosiddetta economia circolare, cioè di quel sistema che punta alla totale ecosostenibilità e, in definitiva, a conseguire l’ambizioso obbiettivo di “Zero rifiuti”.
Per questa stessa finalità è entrato simultaneamente in vigore (in applicazione del regolamento UE 2017/1369) un nuovo sistema di etichettatura energetica per lavastoviglie, lavatrici, frigoriferi, Tv, display e dal 1° settembre prossimo anche per le lampadine. Ma esso comprenderà entro il 2023 altre quattordici tipologie di prodotti elettrici ed elettronici.

La prima norma recita che: “I fabbricanti o gli importatori saranno ora obbligati a mettere a disposizione dei riparatori professionisti una serie di pezzi essenziali (motori e spazzole per motori, pompe, ammortizzatori e molle, cestelli di lavaggio ecc.) per almeno 7 -10 anni dall’immissione sul mercato dell’UE dell’ultima unità di un modello”.
Purtroppo sono per ora esclusi smartphone e Pc portatili, cioè oggetti di intenso consumo di cui il 60% NON viene attualmente riciclato. E poi c’è il problema dei lunghi tempi di consegna per i pezzi di ricambio: 15 giorni lavorativi per una lavatrice o un frigorifero rotto sono troppi.

La seconda norma invece presenta il problema di dover convivere con il precedente sistema di etichettatura energetica per altri due anni, generando così una certa confusione tra i consumatori. Ma dovrebbe avere il grosso vantaggio di differenziare maggiormente tra i diversi livelli di qualità energetica, orientando meglio le nostre scelte in merito.
In conclusione: due passaggi molto importanti per cambiare in meglio i modelli di utilizzo dei prodotti di maggiore consumo. Starà a noi (e ai soggetti che intervengono sul ciclo della gestione dei rifiuti) agire di conseguenza.

 

Sandro Angiolini_piccolaOLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.

Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.

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  • Può capitare che un elettrodomestico abbia bisogno di manutenzione, indipendentemente dal tipo di produttore, e la frequenza di utilizzo. Sostengo che la riparazione dei propri elettrodomestici sia non solo un diritto del consumatore, ma anche un dovere per salvaguardare l’ambiente. Infatti, molti di questi dispositivi eletronici contengono materiali potenzialmente nocivi che inquinano l’ambiente. L’iniziativa proposta dall’Unione Europea è senza dubbio un grande passo verso una economia più circolare, e favorisce ad una ridotta produzione di rifiuti.

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