Ecosistema

Potature selvagge lungo i fiumi, l’allarme degli ambientalisti toscani

Sfalci_Toscana
Le associazioni: i lavori eseguiti negli ultimi anni dai Consorzi di bonifica hanno trasformato l’Arno e i fiumi minori in canali totalmente privi di alberi, arbusti, canneti.

A cura di
LIPU  – Altura –  FAI Toscana – Italia Nostra Toscana – Legambiente Toscana – WWF Toscana

Le associazioni ambientaliste della Toscana, Lipu insieme a Fai, Italia Nostra Toscana, Legambiente, Wwf e Altura, lanciano l’allarme contro i tagli di alberi e vegetazione arbustiva e erbacea negli ambienti fluviali e nelle zone umide in diverse zone della Regione, che sono avvenuti anche nelle scorse settimane, nel pieno della stagione riproduttiva degli animali.

La manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua viene svolta dai Consorzi di bonifica e attuata con “azioni programmate di sfalcio della vegetazione e rimozione di ogni possibile ostacolo al corretto deflusso delle acque”. Al contrario, la vegetazione delle rive non può essere considerata un ostacolo, in quanto svolge numerose funzioni per il mantenimento dell’integrità dell’ecosistema fluviale, compreso il rallentamento dei deflussi importante per la riduzione del rischio idraulico. A questo proposito anche il Piano di Bacino prescrive che il controllo della vegetazione dovrebbe essere effettuato dietro dimostrata necessità, con tagli selettivi e rispettosi dell’ambiente e limitatamente a quella vegetazione che risulti a rischio eradicazione durante le piene.

I lavori eseguiti negli ultimi anni, con conseguente distruzione della vegetazione lungo i corsi d’acqua, hanno portato come risultato alla trasformazione dell’Arno e dei fiumi minori in canali totalmente privi di alberi, arbusti, canneti.
Si tratta di una distruzione dell’habitat, e quindi di un danno al paesaggio e alla biodiversità, che durerà nel tempo. A questo si aggiunge il disturbo alla fauna, e quando gli sfalci sono effettuati nei mesi primaverili vengono sacrificate intere generazioni di uccelli e non solo (farfalle e altri insetti, piccoli mammiferi, rettili). A rischio sono i nidi con uova e i nidiacei di specie come Germano reale, Tuffetto, Gallinella d’acqua, Usignolo di fiume, Cannaiola, Cannareccione. In alcuni luoghi è stato compromesso anche l’habitat per l’Airone rosso, il Falco di palude, la Ghiandaia marina e altre specie protette.

Ricordiamo che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata dalla legge 157/92. Anche la legge regionale Toscana 30/2015, all’articolo 79, fa divieto di deteriorare e distruggere i siti di riproduzione o di riposo degli uccelli.

Nel passato, la delibera di Consiglio Regionale n. 155/1997 all’art. 4.1 sulla manutenzione della vegetazione prescriveva che “i tagli di vegetazione in alveo devono essere effettuati preferibilmente nel periodo tardo autunnale e invernale, escludendo tassativamente il periodo marzo-giugno in cui è massimo il danno all’avifauna nidificante”. A partire dal 2016, invece, la Giunta Regionale ha approvato ogni anno con delibera specifica le modalità operative dei Consorzi, rinnegando la precedente delibera di Consiglio e dando via libera ai lavori anche nel periodo antecedente al 30 giugno (a esclusione dei tratti ricadenti all’interno dei siti Natura 2000 e Aree protette) limitandosi a prescrivere che “devono essere adottati accorgimenti utili per prevenire danni all’ambiente e in particolare alla fauna nidificante”.

Tale precisazione non può trovare tuttavia un riscontro concreto, in quanto le specie che vivono lungo le rive dei fiumi costruiscono nidi molto piccoli e difficili da individuare. L’unico accorgimento realmente efficace sarebbe la presenza di un ornitologo durante i lavori, da eseguire comunque con tagli selettivi e non con macchinari pesanti tonnellate e muniti di barre falcianti che sminuzzano tutto quanto incontrano. In ogni caso, questo genere di interventi in periodo primaverile, per il loro altissimo impatto, andrebbe limitato alle sole situazioni di somma urgenza.

Se appare comprensibile la messa in sicurezza idraulica e la fruibilità delle sponde nei tratti cittadini, le associazioni ambientaliste non condividono l’avere posto in disparte la tutela dei corsi d’acqua in oltre l’80% del territorio regionale (quello esterno ad aree protette e siti Natura 2000), nonostante questi rappresentino corridoi ecologici ricchi di biodiversità. Si sollecitano pertanto gli enti preposti (Regione, Genio Civile, Consorzi) a perseguire l’obiettivo primario di conciliare sicurezza e gestione dei corsi d’acqua e delle zone umide, in ottemperanza alle direttive europee Alluvioni, Acque, Uccelli, Habitat, per il rispetto del patrimonio naturale.

L’etica e il rispetto della vita e della natura nella sua interezza, nonché della sensibilità di gran parte dei cittadini, richiedono l’attenzione di chi opera in questo campo, tanto più che ciò avviene con i soldi pubblici.

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