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E’ ripartita la stagione della caccia in Toscana, il malcontento di Wwf e Lipu

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Le associazioni contestano la lunghezza del calendario venatorio e la scarsa tutela delle specie a rischio in contrasto con le indicazioni dell’ISPRA.

 

Redazione
23 settembre 2025

Domenica 21 settembre è ripartita la stagione venatoria in Toscana che durerà fino al 31 gennaio 2026 e vedrà coinvolti circa 60.000 cacciatori. Non sono mancate le proteste degli animalisti sulla lunghezza del calendario e la scarsa tutela di alcune specie a rischio. Nelle tante disposizioni contenute nel dedalo di allegati e sotto allegati che regolano il periodo di caccia 2025/26 in Toscana ci sono periodi specifici per ciascuna specie, con alcune differenze in base alla regolamentazione regionale.

Sulla questione è intervenuto Guido Scoccianti, delegato regionale Wwf per la Toscana che si è chiesto su quali basi la Regione Toscana abbia definito il calendario venatorio (specie cacciabili, periodi, modalità di prelievo): “Verrebbe da pensare che lo abbia fatto sulla base delle indicazioni del mondo scientifico. L’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA), massimo ente scientifico in tema di fauna selvatica, tutti gli anni, come previsto dalla legge nazionale sulla caccia (LN 157/92), fornisce un parere su come meglio regolamentare l’attività venatoria e ridurne l’impatto sulla fauna. Per verificare se questo è successo andiamo a fare un confronto fra le principali indicazioni dell’ISPRA nel suo parere fornito alla Regione e quanto la Regione ha disposto con il calendario venatorio”.
Il Wwf sottolinea poi che anche quest’anno si sparerà a specie che secondo l’ISPRA dovrebbero essere completamente escluse dal prelievo venatorio come Combattente e Moretta.

La Lipu da parte sua punta il dito sul disegno di legge n. 1552 presentato al Senato dalla maggioranza di Governo, con l’avallo del ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, che darebbe il via a una sorta di piena liberalizzazione della caccia: “Saltano i termini del 31 gennaio e del 10 febbraio per la chiusura della stagione venatoria, si riaprono gli impianti per la cattura degli uccelli a fini di richiamo vivo, si riducono le aree protette e si estendono i terreni dove è possibile cacciare, molte facilitazioni sono concesse ai cacciatori e ulteriori poteri decisionali alle stesse regioni, in netta violazione della potestà statale prevista dalla Costituzione in fatto di tutela della natura“.

Dall’Isola d’Elba intanto il Comitato per l’eradicazione del Cinghiale critica l’approccio venatorio presentato come soluzione all’emergenza della sovrappopolazione di cinghiali: “Le pratiche come la braccata non hanno contenuto il problema ma hanno contribuito alla sua espansione, favorendo la dispersione degli animali e il degrado degli habitat naturali”. Per il Comitato serve un intervento strutturato basato su metodi scientifici come la cattura di massa e gli abbattimenti selettivi, coordinati da un commissario straordinario.

Sullo sfondo da qualche giorno sono state consegnate in Senato le 53.000 firme raccolte per la proposta di Legge di iniziativa popolare voluta da Animalisti Italiani, Enpa, Lac, Lav, Lndc Animal Protection e Oipa per l’abolizione della caccia.

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