Ecosistema

Dragaggi ed erosione costiera, da Carrara a Talamone serve una svolta

Lerosione-costiera

Ieri convegno in Consiglio regionale. Fattori (Sì): “Le sabbie estratte con tecniche tradizionali portano con sé plastica e metalli pesanti. Nuove tecnologie e Banca delle sabbie per chiudere il ciclo”.

Da un lato, spiagge che l’erosione rende sempre più sottili; dall’altro, porti come quelli di Talamone e Carrara dove la scarsa profondità dei fondali ha reso necessario limitare la navigazione. Problemi ormai endemici delle nostre coste, le cui soluzioni si chiamano ripascimento nel primo caso, dragaggio nel secondo. Ma c’è modo e modo di farli.

Se ne è parlato ieri, venerdì 16 marzo, al convegno sugli Ecodragaggi organizzato in Consiglio regionale dal gruppo Sì Toscana a Sinistra assieme all’associazione Giga e ad Ecofuturo. Hanno preso parte fra gli altri: Jacopo Fo (Direttore People for Planet), Fabio Roggiolani (Giga), Marco Bottino (presidente Anbi Toscana), Maria Sargentini (ex direttrice ARPAT), Fausto Ferruzza (presidente Legambiente), Stefano Gazzoli (Federazione Italiana Balneari).

“Per risolvere i problemi dei porti di Talamone o Carrara, per limitarsi ai casi all’onore delle cronache di questi giorni – spiega Tommaso Fattori, il capogruppo di Sì-Toscana a Sinistra che ha aperto il convegno – la risposta che viene da ambientalismo, scienza e tecnologia è una sola e si chiama Ecodragaggio e Banca delle sabbie. Dobbiamo costruire un’economia circolare dei dragaggi che permetta di recuperare in maniera ecologica i sedimenti e poi li bonifichi e li utilizzi per ripascere le spiagge che si stanno erodendo. La stessa cosa vale per le dighe, in cui si stanno accumulando fanghi e sedimenti”.

Fattori fa notare che entro luglio saranno prelevati 100 mila metri cubi dai fondali all’imboccatura del porto di Carrara, per garantire la profondità di pescaggio necessaria alle imbarcazioni in entrata e in uscita. “Ma si farà ricorrendo a vecchie tecniche molto impattanti dal punto di vista ambientale, che movimentano gli inquinanti presenti nei sedimenti. Le sabbie estratte con le tecniche tradizionali portano con sé tutto, dalla plastica ai metalli pesanti. Per di più questa sabbia maleodorante sarà lasciata per mesi sulla banchina di Taliercio ad asciugare. E non è vero, come afferma l’autorità portuale, che gran parte dei materiali dragati sarà pulita e pronta al riuso. Per ottenere sabbia pulita intorno all’80% serve l’ecodragaggio, che è a ciclo chiuso e permette di bonificare i sedimenti, che poi possono essere utilizzati per i ripascimenti delle spiagge o nell’edilizia. Ci sono aziende locali che hanno brevettato questa tecnologia e c’è la necessità di abbracciare in ogni settore l’economia circolare, non solo sulla carta ma anche nelle pratiche concrete”.

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