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Empoli alla prova del referendum abrogativo di adesione alla Multiutility

Da sinistra Marco Cardone e Alessio Mantellassi.
Da sinistra Marco Cardone e Alessio Mantellassi.

Domenica 9 novembre oltre 43.000 empolesi chiamati a pronunciarsi sull’adesione o meno alla holding dei servizi pubblici della Toscana.

 

di Marcello Bartoli
8 novembre 2025

EMPOLI (Fi) – Il comitato Trasparenza per Empoli – con l’aiuto di Buongiorno Empoli, Movimento 5 Stelle e Partito Comunista Italiano – ha raccolto nei mesi scorsi 4.000 firme utili a indire un referendum abrogativo della delibera 93/2022, quella con cui il Comune ha aderito ufficialmente alla Multiutility, la grande holding dei servizi pubblici – acqua, energia, rifiuti – della Toscana centrale: una società per azioni a prevalente controllo pubblico, ma destinata ad aprirsi al mercato e potenzialmente anche a investitori privati.

Domenica 9 novembre oltre 43.000 empolesi residenti saranno chiamati a votare dalle 8 alle 23. A Empoli, dunque, un comitato cittadino è riuscito a rimettere in discussione il progetto Multiutility, preoccupato dall’idea che, con la nuova società, i servizi pubblici essenziali possano venire sottratti al controllo pubblico e cadere in mano alle speculazioni private.

Se dovesse vincere il “sì”, ovvero la posizione di chi vuole che Empoli si svincoli dal progetto, il Comune e il sindaco del Pd, Alessio Mantellassi, si troverebbero in una situazione molto complicata da gestire: da una parte dovrebbero rispettare l’esito vincolante del referendum, abrogando la delibera e uscendo così da un piano regionale ormai in fase avanzata; dall’altra, si troverebbero isolati rispetto agli altri Comuni e soci principali – Firenze, Prato e Pistoia – che continuerebbero a portare avanti il percorso verso la costituzione della holding e la sua successiva (molto probabile) quotazione in borsa.

“Con la quotazione in borsa l’interesse degli azionisti prevarrà su quello dei cittadini – spiega Marco Cardone, portavoce di Trasparenza per Empoli – ed è giusto quindi che gli abitanti si esprimano su un processo così impattante”. Il comitato teme che la Multiutility porti a un aumento delle tariffe, oltreché a un indebolimento del ruolo dei Comuni. La società quotata, infatti, sarà chiamata a garantire utili e dividendi agli azionisti. Per farlo dovranno necessariamente fare un ricarico sul servizio che vendono”.

Il risultato delle consultazioni potrebbe aprire una crepa anche in altri Comuni toscani dove esistono malumori e perplessità tra i cittadini, un precedente pesante che aprirebbe a scenari futuri difficili da prevedere. L’appello si fa portavoce di una visione alternativa: quella di una gestione interamente pubblica (in house) del servizio idrico, capace di garantire tariffe eque, trasparenza e una maggiore qualità del servizio.

I firmatari auspicano che l’interruzione del percorso Multiutility possa aprire la strada a una vera riflessione politica, tanto nei Consigli comunali quanto nel prossimo Consiglio regionale, sul rispetto del referendum nazionale del 2011 che sancì la volontà popolare per l’acqua pubblica.

A  favore dell’abrogazione ci sono anche i  sindaci di Agliana, Borgo San Lorenzo, Calenzano, Campi Bisenzio, Cantagallo, Carmignano, Castelfranco Piandiscò, Gambassi Terme, Londa, Rufina, San Godenzo, Sesto Fiorentino, Vaiano e Vicchio: “Ora che si è arrivati a escludere la quotazione in borsa optando invece per una proprietà interamente pubblica è importante che venga modificato lo statuto eliminando ogni riferimento alla quotazione e si introducano i meccanismi di controllo diretto da parte dei Comuni“.

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