Oltre la siepe - di Sandro Angiolini

Estate, tempo d’incendi (ed è anche colpa nostra)

incendi boschivi Toscana

Circa il 70% dipendono in un modo o nell’altro dall’uomo. Non è una bella consolazione saperlo ma forse qualcosa si può fare.

 

di Sandro Angiolini

Le cronache di questi ultimi giorni in Italia sono piene di segnalazioni di incendi. E non solo al Sud: pochi sanno infatti che la Toscana è una delle regioni mediamente più colpite (per chi volesse saperne di più segnalo questo link: (sisef.org-statistiche, cause e strategie di prevenzione degli incendi forestali in Italia). E gli incendi non sono un fenomeno puramente meteorologico.

Il ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani, che alterna dichiarazioni di buon senso ad altre più discutibili, bene ha fatto perciò a evidenziare recentemente che circa il 70% degli incendi dipendono in un modo o nell’altro dall’uomo. Vuoi perché sono dolosi, vuoi perché legati ad attività incontrollate, vuoi perché dipendono da semplice noncuranza o colpevole distrazione.

Non è una bella consolazione apprenderlo, ma qualcosa forse si può fare. Innanzitutto rendendosi conto che, con il crescente cambiamento climatico, lunghi periodi di siccità potrebbero diventare la regola piuttosto che l’eccezione. E quindi creano condizioni ottimali per lo sviluppo di incendi una volta partiti: vegetazione più secca e minori disponibilità di acqua in giro per spegnerli. Ergo: attrezziamoci meglio prima, impegnando più risorse (umane e materiali) per la loro prevenzione. Per esempio dotando il nostro patrimonio boschivo di piani di gestione generale adeguati: attualmente meno del 20% lo è .

Poi c’è la parte degli incendi che dipende da pratiche agro-forestali che “scappano di mano”. Qui il problema è complesso. Vi rientra senz’altro l’invecchiamento notevole della maggior parte dei conduttori agricoli, che perciò sono tendenzialmente meno attenti alla conduzione di certe operazioni. Come aiutarli? I divieti di abbruciamento delle ramaglie da soli non bastano. La diffusione di impianti alimentati a biomasse può servire, ma il piccolo agricoltore difficilmente può accedervi. Anche l’abbandono di molte aree agricole a cui stiamo assistendo può aumentare il rischio di incendio.

Ma ci sono altre due possibilità d’intervento su cui mi soffermo, che riguardano più da vicino il nostro comportamento personale. Non ho niente contro chi fuma ma troppo spesso mi capita, guidando l’auto, di notare persone che gettano allegramente le cicche di sigaretta dal finestrino. Saranno anche spente (davvero siamo in grado di vederlo bene mentre si guida?), ma infilarle nel portacenere della vettura sarebbe senz’altro meglio, e non costa niente.

Infine possiamo decidere di dedicare una parte del nostro tempo facendo del volontariato in una delle varie associazioni che fanno monitoraggio degli incendi d’estate, osservando con attenzione le fette di territorio maggiormente a rischio. Oppure partecipando direttamente alle attività di prevenzione e/o di lotta agli incendi una volta che divampano.
In ogni caso ricordiamoci che non è un problema che se ne va in vacanza.

 

Sandro Angiolini_piccolaOLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.

Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.

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