Secondo i dati Arpat sul 2025 oltre la metà presenta contaminazioni locali. Le criticità maggiori nelle pianure più urbanizzate e produttive.
Redazione
18 settembre 2026
Le falde toscane restano sotto osservazione. Solo il 10% dei corpi idrici sotterranei monitorati nel 2025 risulta pienamente in stato chimico buono mentre quasi un terzo, il 30%, è classificato come scarso. Nel mezzo c’è una vasta zona grigia: il 56% è giudicato “buono, scarso localmente”, una definizione che segnala condizioni complessivamente accettabili ma presenza di contaminazioni in specifiche aree.
È il quadro che emerge dalle anticipazioni dell’Annuario dei dati ambientali della Toscana 2026 diffuse da Arpat sulla base dei controlli effettuati nel corso del 2025 su 52 corpi idrici sotterranei e 241 stazioni di monitoraggio.
In numeri assoluti, appena 5 corpi idrici su 52 raggiungono pienamente lo stato buono. Altri due sono classificati “buono con fondo naturale”, cioè caratterizzati da concentrazioni elevate riconducibili alle condizioni geologiche. Ben 29 presentano invece criticità localizzate e 16 risultano in stato scarso.
A preoccupare non è soltanto il numero dei corpi idrici compromessi ma anche la natura delle sostanze rilevate. Nei controlli compaiono solventi clorurati, triclorometano, cloruro di vinile, tetracloroetilene e tricloroetilene insieme, in alcune aree, a metalli e pesticidi. Tra questi figura anche l’imidacloprid, principio attivo utilizzato in agricoltura.
Le criticità si concentrano soprattutto nelle aree più trasformate dall’uomo. Il dato più significativo arriva dalle depressioni quaternarie, cioè le grandi zone di pianura dove si concentrano insediamenti urbani, attività industriali, infrastrutture e agricoltura intensiva: qui il 47% delle stazioni monitorate risulta in stato scarso. Molto migliore la situazione nelle aree arenacee dove il 74% delle stazioni raggiunge lo stato buono.
Alla pressione dell’inquinamento si aggiunge quella climatica. I periodi di siccità e la riduzione della disponibilità d’acqua possono infatti peggiorare la qualità delle falde aumentando le concentrazioni di sostanze come manganese, ammonio e sodio e facendo crescere la conducibilità.
Il dato forse più significativo è però un altro: la situazione non sta migliorando in modo sostanziale. Secondo Arpat il quadro del 2025 rimane sostanzialmente stabile rispetto al 2023 e al 2024. Una stabilità che, letta dal punto di vista ambientale, significa anche persistenza del problema. Perché se appena una falda su dieci raggiunge pienamente lo stato chimico buono e quasi un terzo resta in condizioni scarse la tutela delle acque sotterranee continua a essere una delle questioni ambientali aperte della Toscana.



















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