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Florence Korea Film, Stop per ricordare il disastro nucleare di Fukushima

Florence Korea Film, Stop per ricordare il disastro nucleare di Fukushima
Foto da it.wikipedia.org

L’incidente più grave dopo il disastro di Chernobil nel drammatico film del 2016 del regista scomparso Kim Ki-duk.

 

FIRENZE – Il disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi in Giappone, conseguenza del terremoto e maremoto del Tōhoku dell’11 marzo 2011, è considerato l’incidente nucleare più grave dopo il disastro di Chernobil del 26 aprile 1986. Oggi lunedì 24 maggio, alla quarta giornata del Florence Korea Film, il film Stop, del regista Kim Ki-duk, ricorda il drammatico evento attraverso una storia straziante.

Stop è del 2016 e segue la scia di un cinema corrosivo e inconciliabile: Sabu e Miki, una giovane coppia di Fukushima, vengono disturbati da un’improvvisa esplosione nella vicina centrale nucleare. Secondo le istruzioni, fuggono rapidamente dall’area contaminata dalle radiazioni. Dopo aver trovato un posto a Tokyo, scoprono che Miki è incinta. Terrorizzata dal fatto che il bambino possa essere colpito Miki cerca di abortire, ma Sabu cercherà di impedirlo.

Fukushima-stop-Kim-Ki-duk-Florence-korea-Film“Kim Ki-duk trova nel Giappone post-Fukushima la dimensione apocalittica adeguata in cui calare la vicenda universale di una coppia alle prese con la nascita di un figlio, e quindi di un nuovo mondo” si legge nel catalogo della critica del festival. “Guardando a questo sconvolgimento attraverso il suo disperato nichilismo, il regista coreano crea un parallelo tra la dimensione dei singoli e il disastro che incombe su di loro e su tutti, aprendo il vaso di Pandora delle ossessioni che minano ogni forma di convivenza”.

La proiezione arriva puntuale nell’anno del decimo anniversario dal disastro, che sollevò nuovamente il dibattito sull’utilizzo dell’energia nucleare. Il disastro di Chernobyl avrebbe dovuto insegnare molto e spingere a chiudere col nucleare una volta per tutte. Ma purtroppo non è andata così, come dimostrano anche le scelte prese da alcuni Paesi come la Francia di prolungare l’operatività di vecchi e pericolosi reattori nucleari. Nell’area ucraina tutto è ancora contaminato, dagli animali – come i noti cani randagi radioattivi che popolano la zona rossa – al grano, persino quello che cresce fuori dalla cosiddetta zona di esclusione. Continua a latitare nei governi la volontà di una seria politica di ricerca e sviluppo delle energie rinnovabili.

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