Ecosistema

Fondali contaminati e biota: a Orbetello la scienza cerca soluzioni

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Da un incontro organizzato da Ispra emergono criticità ambientali, rischi ecologici e possibili strategie di risanamento della laguna.

 

Redazione
4 giugno 2026

ORBETELLO (Gr) – La fragilità della Laguna di Orbetello non è più soltanto un’emergenza estiva ma una questione strutturale che riguarda sedimenti, acque, fauna, attività economiche e salute pubblica. È questo il messaggio emerso il 15 maggio al Casale Giannella, Centro di Educazione Ambientale Peccei del Wwf, durante la giornata di studio La contaminazione dei fondali della Laguna di Orbetello e le relazioni con il biota, organizzata da Ispra nell’ambito del progetto Reload finanziato dalla Regione Toscana.

Al centro dell’incontro c’è stato un tema decisivo: capire dove la contaminazione dei fondali è più critica e come questa possa trasferirsi agli organismi viventi. Elementi in traccia, mercurio, sostanza organica e bioaccumulo non sono parole da laboratorio ma indicatori di un equilibrio precario. Nei sedimenti si conserva la memoria delle pressioni subite dalla laguna. Nel biota, cioè nelle comunità viventi, se ne misurano gli effetti anche lungo le catene alimentari.

La Laguna resta un ecosistema di grande valore naturalistico ma anche un corpo idrico vulnerabile: scarso ricambio con il mare, eccessi di nutrienti, proliferazioni algali, consumo di ossigeno e fenomeni di anossia possono innescare crisi improvvise, come le morie di pesci già osservate in passato. A queste criticità si aggiunge la necessità di definire valori chimici di riferimento attendibili, indispensabili per individuare le aree più compromesse e valutare l’eventuale riperimetrazione del Sito di Interesse Nazionale legato all’area ex Sitoco.

Dalla giornata è emersa una linea chiara: non esiste una soluzione unica. Servono: interventi mirati sui sedimenti dove necessario, evitando opere invasive generalizzate; un monitoraggio continuo delle acque, delle alghe e degli organismi; modelli idraulici ed ecologici capaci di prevedere le crisi; riduzione degli apporti di nutrienti dal bacino circostante; manutenzione efficiente delle centraline e gestione coordinata tra enti. Importante anche il ruolo delle tecnologie satellitari per seguire le biomasse algali e trasformare i dati in allarmi tempestivi prima che l’ecosistema entri in sofferenza.

La tavola rotonda conclusiva ha indicato anche un metodo: mettere insieme ricerca, amministrazioni e cittadini. Il nuovo assetto di governance legato al Parco ambientale potrà funzionare solo se accompagnato da dati trasparenti, decisioni rapide e partecipazione informata. La laguna, è stato ribadito, non chiede interventi episodici dopo l’emergenza ma una cura permanente. Reload offre una base scientifica: ora la sfida è trasformarla in azioni concrete.

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