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Fondi europei, scelte toscane: molte le sfide per il nuovo assessore regionale all’Ambiente

campi di grano-Toscana
Banda larga, aree protette, qualità delle acque, mobilità sostenibile, verde pubblico, economia circolare: sono solo alcuni dei settori che hanno bisogno di interventi urgenti. 

 

di Sandro Angiolini

Il 15 e 16 scorsi si è tenuta la riunione del Consiglio dei Primi Ministri dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea. Tra i temi in discussione, la necessità di fissare obbiettivi più ambiziosi per la lotta al cambiamento climatico rispetto a quelli già in vigore per il 2030 (meno 40% di emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990). La decisione è stata approvata e nel prossimo Consiglio di dicembre verranno stabilite anche le quantità di riduzione a carico dei singoli Stati.

Oggi (19/ottobre) invece il presidente Giani presenterà la composizione della nuova Giunta regionale toscana, compreso l’assessore all’Ambiente. Le due notizie sono per molti versi strettamente collegate, così come entrambe si legano a una terza: come spendere i 209 miliardi di euro che arriveranno tramite il Next Generation Fund (comunemente chiamato Recovery Fund in Italia).
In tutti e tre i casi si tratta di scelte delicate e molto importanti per il futuro dell’ambiente e delle nostre vite. Proviamo perciò a ragionare su alcuni degli interventi più urgenti per migliorare la condizione delle risorse ambientali in Toscana:

1) al primo posto metterei un investimento “trasversale”, che può apparire improprio: portare la fibra/banda larga in ogni casa della Regione. In realtà, se vogliamo favorire il recupero di vaste zone svantaggiate e montane da qui bisogna partire, e fare in fretta, altrimenti anche il territorio risentirà drammaticamente della minore presenza umana;

2) il sistema delle aree protette, un tempo fiore all’occhiello di molte Giunte, è stato in pratica dimenticato nel corso degli ultimi 5 anni. Riduzione dei fondi, mancato rimpiazzo di vari responsabili, e soprattutto mancanza di visione, hanno fatto sì che queste aree non abbiano giocato anche il ruolo di sostegno allo sviluppo del turismo “dolce” (o sostenibile) che tanti si auguravano tempo fa. Occorre un cambio di passo;

3) la Direttiva quadro europea sulle Acque (la n.60 del 2000) fissava al 2015 l’obbiettivo di avere per tutte le acque dei vari Stati un livello di qualità almeno “buono”. Dai dati ARPAT del 2019 si ricava invece che, dal punto di vista ecologico, ben il 46% delle acque interne Toscane sono classificabili solo come “sufficienti-scarse-cattive”. Un allarme rimasto sostanzialmente inascoltato a cui occorre far fronte aumentando i controlli, le sanzioni per i responsabili di inquinamento, la manutenzione dei depuratori e molte altre azioni collegate, soprattutto quelle di tipo preventivo;

4) Firenze grazie alle tramvie è migliorata molto: in molte altre città la mobilità sostenibile (a piedi, in bici, sui mezzi pubblici) potrebbe essere sviluppata, conseguendo una migliore qualità dell’aria e della salute. L’altro tipo di intervento che incide su quest’ultima è lo stato del verde pubblico, spesso ingiustamente sottovalutato: giardini e alberature in buono stato (non capitozzate a caso) fanno stare bene anche gli abitanti;

5) in Toscana abbiamo già molte esperienze e progetti pilota sulla cosiddetta “economia circolare”, che è un approccio complementare di quello detto “Rifiuti Zero”. Università e centri di ricerca privati hanno messo a punto soluzioni innovative che spesso devono essere solo testate meglio su scala più vasta, oppure dal punto di vista economico. Assicurare questo “ultimo miglio” a tali innovazioni appare perciò una priorità;

6) last but not least: la Toscana si trova solo al 10° posto nella classifica nazionale delle regioni con maggiore raccolta differenziata di rifiuti urbani (dati ISPRA 2018), ben lontana dal livello “obbligatorio” del 65%: cosa aspettiamo ad affrontare seriamente questo problema, assieme a quello della raccolta e smaltimento dei rifiuti speciali?
Ci sarebbero ovviamente molti altri temi ambientali degni di un intervento coerente e massiccio, ma per ora credo possano bastare quelli evidenziati sopra per il nuovo assessore regionale all’Ambiente…

Questo è il secondo articolo di quella che diventerà a breve una rubrica settimanale denominata “Oltre la siepe”, che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possano impattare sulla scala locale e regionale toscana.

NOTE SULL’AUTORE

Sandro AngioliniSandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.

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