Opinioni

G20 dell’Agricoltura a Firenze, non è tutto oro quello che luccica

G20 dell'Agricoltura, non è tutto oro quello che luccica
Qu Dongyu e il ministro Stefano Patuanelli.

Tanti bei propositi ampiamente pubblicizzati nascondono l’impiego di una terminologia ambigua e fuorviante. A cominciare dalla “genetica green”. 

 

di Mario Apicella

FIRENZE – Inizia oggi la riunione dei ministri dell’Agricoltura dei 20 Paesi più ricchi e spendaccioni del pianeta. Il 17 e il 18 settembre è stato indetto questo grande vertice per discutere di agricoltura sostenibile, sicurezza alimentare, nutrizione, priorità globali, tutela della biodiversità e degli ecosistemi, investimenti responsabili, valorizzazione del ruolo delle persone all’interno del sistema produttivo, pratiche agricole rispettose dell’ambiente e che assicurino la tutela delle risorse naturali. Senza trascurare quello che viene perseguito da 60 anni in Occidente e che il Socialismo, il Cristianesimo e il Buddhismo raccomandano dal loro nascere, esposto nel programma come “obiettivo fame zero” (www.g20.org ).

Tanti bei propositi ampiamente pubblicizzati che nascondono l’impiego disinvolto di una terminologia fuorviante. Non stupiamoci quindi se, pur usando pesticidi inutili e dannosi, la moderna agricoltura si vanta di portare avanti un’agricoltura sostenibile installando semplici pannelli fotovoltaici sul tetto di cantine, frantoi e mulini industriali e servendosi dei navigatori satellitari per diserbare chimicamente terreni già poveri di vita e sostanza organica.

Né si può obiettare più nulla se, applaudendo il Parlamento europeo per aver appena approvato la strategia europea “dal produttore al consumatore” facendo passare le “nuove tecniche di evoluzione assistita”, denominate NGT, si dimentica che esiste una determinante sentenza della Corte di Giustizia europea che le considera a tutti gli effetti volgari OGM.

Queste inutili e pericolose tecniche, ancora tutte da sperimentare, vengono definite “genetica green” e lanciate come “capaci di tutelare l’ambiente”, sul che è lecito avanzare molti dubbi. Addirittura servirebbero per “difendere il patrimonio di biodiversità presente in Italia” del quale nessun ministero si è mai realmente interessato, salvo seppellire in obsolete banche del seme migliaia di varietà di cereali e ortaggi e nei musei di collezioni arboree migliaia di vitigni e fruttiferi che il mondo intero ci invidia.

La sicurezza alimentare in realtà, secondo il Trattato internazionale sulle Risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, ratificato dal 3 novembre 2001 ad oggi da ben 130 Stati, Italia compresa, prevede come primo obiettivo “la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura e la ripartizione giusta ed equa dei vantaggi derivanti dalla loro utilizzazione al fine di perseguire un’agricoltura sostenibile e la sicurezza alimentare in conformità alla Convenzione sulla diversità biologica”.

Intanto Qu Dongyu, nuovo presidente della FAO e viceministro dell’Agricoltura e degli Affari rurali in Cina, non sembra intenzionato ad abbandonare le politiche di accaparramento di terre fertili e di espansione degli OGM (largamente utilizzati in Cina e in tutto il continente americano), dal momento che la Repubblica Popolare cinese risulta il quarto finanziatore della FAO e vanta l’acquisto di oltre 252.000 ettari di terreni in Africa e ben 72,5 miliardi di investimenti, sempre in Africa, nel solo 2017.

Così mentre i media nostrani e le tradizionali associazioni di categoria presentano come encomiabile l’incontro dei 20 potentissimi ministri dell’Agricoltura sui temi sbandierati, occorre ricordare che l’incontro di Firenze è solo il preambolo del contestatissimo Vertice mondiale sui Sistemi Alimentari, convocato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite per il 23 settembre prossimo a New York.

Il vertice dell’ONU, al contrario di quanto avviene in Italia, ha generato forti reazioni critiche da parte delle organizzazioni della società civile impegnate a livello internazionale per la sovranità alimentare.
In una lettera inviata al Segretario Generale dell’Onu ben 550 organizzazioni firmatarie, tra cui Navdanya International, l’Associazione Rurale Italiana, FIRAB, Slow Food e altre 12 organizzazioni presenti in Italia, denunciano la gestione corporativa del summit messo di fatto nelle mani delle grandi multinazionali dell’agricoltura intensiva hi-tech.

Il documento a premessa del vertice newyorchese, che vede la partnership strategica del World Economic Forum, propaganda come determinanti per affrontare la sicurezza alimentare la nuova trovata dell’agricoltura di precisione e l’ingegneria genetica, proprio come faranno a Firenze i 20 grandi ministri dell’Agricoltura, mentre l’unica evoluzione/soluzione in campo, ormai da alcuni decenni, è basata sull’agroecologia, di cui non si accenna in questi incontri, impegnati solo a trasformare la sconfitta dell’agricoltura industriale in una commedia verde da replicare con il peggior greenwashing che non ha ormai più nessun sapore.

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