Secondo i dati Ispra sono quasi 500 gli ettari di terreno già ricoperti da pannelli solari. L’80% si trova su superfici prima destinate all’agricoltura.
Redazione
22 aprile 2026
Il fotovoltaico a terra per le imprese agricole e zootecniche sta incidendo in misura sempre più pesante sulla cementificazione e sul degrado dei terreni fertili, cancellando ogni anno produzioni agricole per un valore stimato di 1,2 miliardi di euro a livello nazionale e generando notevoli tensioni sui territori. E’ quanto denuncia Coldiretti Toscana sulla base dei dati Ispra in occasione dell’Earth Day.
Questi dati – spiega l’associazione – dicono che in Toscana sono poco meno di 500 – di cui 33 realizzati solo nell’ultimo anno – gli ettari di terreno già ricoperti da pannelli solari, per l’80% su superfici precedentemente destinate all’agricoltura e oggi sottratte alla coltivazione. La cementificazione avanza a un ritmo di quasi 3 chilometri quadrati all’anno. Coperture artificiali, strade, capannoni, edifici, abitazioni e sempre più impianti fotovoltaici a terra ricoprono oggi il 6,2% della superficie regionale: un’area di 142 mila ettari.
La presenza di superfici urbanizzate, continua Coldiretti, impedisce l’infiltrazione delle acque piovane, che defluiscono in superficie alimentando alluvioni e frane, con rischi e costi sempre più elevati per la comunità e le imprese. Oltre il 90% dei comuni è esposto a pericoli idrogeologici, come smottamenti e allagamenti, in un quadro reso ancora più grave da precipitazioni intense e concentrate, anomalie stagionali ed eventi estremi sempre più frequenti..
Si tratta di un fenomeno che mette a rischio la sovranità alimentare del nostro Paese in un contesto già fragile, segnato dalle tensioni internazionali e dall’aumento dei costi di produzione, dai fertilizzanti al gasolio, oltre che dall’inflazione. Un trend che mina la tutela del territorio e aggrava i rischi idrogeologici, amplificando gli effetti dei cambiamenti climatici e delle ondate di maltempo estremo.
Da qui l’urgenza di intervenire subito per fermare il consumo di suolo fertile, a partire dall’approvazione della legge sul consumo di suolo, ferma in Parlamento, che – secondo Coldiretti – potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la tutela del territorio. Serve però agire anche a livello regionale, accelerando il percorso istituzionale per individuare le aree idonee (e non idonee).
Il vuoto normativo ha contribuito all’attuale situazione, favorendo fenomeni speculativi nelle campagne. È necessario intervenire anche nelle città, dove il verde urbano copre appena il 3% delle superfici comunali e i parchi con aree gioco quote ancora inferiori.



















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