L’allarme di Coldiretti Toscana: “Con la stagione apistica appena aperta l’aumento dei costi avrà una ricaduta pesante sull’antica pratica del nomadismo”.
Redazione
21 aprile 2026
Gli effetti della guerra in Medio Oriente si fanno sentire anche sugli oltre 17.000 apiari della Toscana. Con la stagione apistica appena aperta l’aumento dei costi avrà una ricaduta pesante sul nomadismo, l’antica pratica di spostare le arnie alla ricerca delle fioriture del periodo per produrre mieli monoflora più pregiati e a maggior valore come l’acacia, il castagno o la sulla.
È l’allarme lanciato da Coldiretti Toscana, preoccupata per le conseguenze su un settore strategico per la tutela della biodiversità e la conservazione degli ecosistemi che nella regione conta 8.000 apicoltori, uno su tre dedito proprio alla transumanza delle api.
L’aumento del costo di gasolio e benzina – spiega Coldiretti – con un pieno arrivato a costare anche 30 euro in più, incide pesantemente sulle aziende apistiche che per raggiungere gli apiari, spesso situati nelle zone più remote e incontaminate della regione (ma anche oltre) si muovono con auto e furgoni percorrendo centinaia di chilometri ogni settimana.
Su questi mezzi, indispensabili allo svolgimento dell’attività, gli apicoltori traportano tutto l’occorrente – dalle cassette ai telaini, dai melari agli attrezzi da lavoro fino all’abbigliamento – senza i quali il nomadismo non sarebbe possibile. I rincari alla pompa mettono ora a rischio, insieme a questa pratica impegnativa, la normale routine degli apiari costringendo gli apicoltori a rivedere le loro strategie per contenere le spese.
La nuova crisi internazionale è esplosa proprio quando la stagione apistica si è da poco aperta e di fronte gli apicoltori hanno mesi molto intensi e impegnativi che richiederanno controlli regolari agli apiari, quindi viaggi e spostamenti quotidiani. Una bella batosta per un comparto dell’agricoltura toscana di qualità che ha già i suoi problemi a fronteggiare gli effetti imprevedibili del cambiamento climatico.
“L’apicoltura è il settore che più di tutti è condizionato e dipendente dall’andamento climatico – spiega Simona Pappalardo, apicoltrice e responsabile del monitoraggio dell’Osservatorio Nazionale del Miele – È sufficiente una giornata di pioggia incessante durante le fioriture, un abbassamento delle temperature in primavera o un periodo di eccessiva siccità per compromettere le fioriture e con loro la produzione di miele. Parliamo di un equilibrio molto fragile che negli ultimi anni spesso è venuto meno indebolendo le aziende, costrette a far fronte a costi di gestione crescenti”.



















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