L’edilizia è responsabile del consumo di circa il 37% dell’energia prodotta e del 40% delle emissioni climalteranti. Centrale il ruolo delle rinnovabili.
di Egidio Raimondi
12 maggio 2026
Per ridurre le dispersioni termiche di un edificio occorre renderlo più efficiente, agendo sul sistema “edificio impianto”. Gli interventi sull’edificio consistono nell’isolare le superfici disperdenti opache (pareti, pavimento e soffitto o tetto) e quelle trasparenti (finestre, lucernari e altro).
Ovviamente la scelta è affidata al singolo, opportunamente consigliato dal tecnico di fiducia e qui emerge una sostanziale carenza di conoscenza dei prodotti che in altri settori non si rileva. Si pensi ad esempio all’acquisto di un telefono cellulare, di un computer, di un’autovettura e a quanto l’acquirente è informato sui modelli, versioni, dotazioni, allestimenti, caratteristiche tecniche, prezzi, valori e vantaggi, difetti e problematiche. La casa, che è il nostro luogo sicuro, il nostro rifugio ancestrale, non merita altrettanto impegno e responsabilità?
A questo proposito vale la pena ricordare come la nostra società vive almeno l’80% del suo tempo in ambienti chiusi: la casa, l’ufficio, la scuola, il luogo di lavoro, il ristorante, il bar, la discoteca, la palestra, l’ospedale, il teatro, il cinema. Ciò rende ancora più paradossale la scarsa attenzione alla salubrità degli ambienti di un edificio e alla qualità dell’aria indoor, riservata dalla maggioranza delle persone solo in occasione di alcune scelte fondamentali: acquisto, locazione, progettazione, manutenzione, ristrutturazione, edificazione.
Se si pensa poi che l’edilizia è responsabile del consumo di circa il 37% dell’energia prodotta e del 40% delle emissioni climalteranti in ambiente si comprende come sia urgente e imprescindibile aumentare la consapevolezza di certe tematiche per ridurre molti dei problemi che ci assillano e che sono figli della crisi climatica: la scarsità di risorse, le carestie, i flussi migratori, gli eventi metereologici estremi, le calamità naturali, le crisi belliche per accaparrarsi le risorse, le patologie e i decessi legati all’inquinamento.
Riprendendo il filo del ragionamento. Posto che si riducano i fabbisogni energetici e di risorse di un edificio, per ridurre le emissioni occorre anche che l’energia necessaria sia prodotta da fonte rinnovabile, compiendo la transizione energetica che renda sempre più marginali le fonti fossili fino a giungere al loro progressivo e definitivo abbandono. E qui ci troviamo davanti a un ulteriore grande dilemma che divide, spesso su posizioni ideologiche, il Paese e i territori. Il rapporto degli impianti di produzione di energia rinnovabile con il paesaggio.
È doveroso ricordare che il paesaggio fu inserito dai padri costituenti nell’art. 9 della nostra Costituzione come bene da tutelare perchè di importanza nazionale. Ma è altrettanto doveroso e utile ricordare che dal 2018 in quello stesso articolo è stato inserito anche l’ambiente, con le stesse finalità.
Questo impone uno sforzo concettuale e di elaborazione per immaginare un corretto rapporto tra paesaggio e ambiente che non veda il prevalere dell’uno a scapito dell’altro. Se si considera che il paesaggio è un organismo vivente in continua trasformazione va da se che esso riporti i segni del tempo in cui si trova. Se si guarda ai vigneti e agli uliveti che hanno reso famosa nel mondo la Toscana, osservando Google si nota come per impiantarli sono state eliminate vaste aree boscate.
Analogamente, se si pensa alle infrastrutture, vengono in mente le autostrade, le ferrovie, glie elettrodotti e quant’altro che ormai in molti casi fanno parte del paesaggio. Se poi pensiamo agli acquedotti romani o ai ponti medievali, sono addirittura elementi caratterizzanti il paesaggio stesso. Viene da domandarsi allora se una serie di pale eoliche su un crinale farebbero lo stesso effetto che fa oggi un acquedotto romano dopo molti secoli, ma il problema non si pone poiché non hanno la stessa durata e vita utile.
Resta tuttavia la necessità di affrontare il problema per governarlo e non subirlo, cercando di coordinare l’azione politica a livello europeo, nazionale e territoriale. Gli ultimi decreti nazionali sulle aree idonee all’installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile è un caso emblematico. L’Europa persegue da molti anni una strategia con chiari obiettivi di decarbonizzazione e indipendenza da fonti fossili, provenienti spesso da paesi caratterizzati da forte instabilità politica.
Lo Stato ha messo a punto una serie di obiettivi quantitativi in termini di megawatt di energia rinnovabile da produrre mediante l’installazione di impianti, prevalentemente eolici e fotovoltaici, anche nella versione agrivoltaica, suddivisi regione per regione. Le Regioni stanno emanando analoghi provvedimenti, rimanendo sull’aspetto quantitativo e demandando ai Comuni l’onere di individuare le aree idonee.
Senza una regia e un coordinamento, quindi, i Comuni si limitano a contrastare progetti che prevedono l’installazione di grandi impianti su vaste aree libere, spesso agricole, e tutto finisce in una serie di contenziosi amministrativi, costosi e lunghi, che allontanano dal raggiungimento degli obiettivi della transizione energetica anche perchè rendono tutto più ostico a cittadini e imprese.
Egidio Raimondi è specializzato in bioarchitettura dal 1992. Svolge la libera professione, è docente e divulgatore, e sostiene l’edilizia green attraverso consulenze e progetti. Negli anni ha stretto proficue relazioni e strategiche sinergie con esponenti del mondo della cultura, delle istituzioni, della ricerca scientifica, in ambito nazionale e internazionale, uniti dall’obiettivo comune di promuovere l’ambientalismo del fare applicato all’urbanistica e all’architettura. Per contatti: er4953@gmail.com



















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