Oltre la siepe - di Sandro Angiolini

Il conto alla rovescia per gli allevamenti intensivi è iniziato. Almeno in Europa

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Allevamento intensivo di maiali (foto Wwf Italia)

Segnali importanti arrivano da Spagna e Germania. Per la parola “fine” ci vorrà del tempo, intanto cerchiamo di ridurre il consumo sfrenato di carne.

 

di Sandro Angiolini

Comincio le riflessioni del Nuovo Anno citando due interessanti notizie, in buona parte correlate, apparse nello stesso giorno sul quotidiano spagnolo El Pais. La prima segnala che sia il Governo centrale che quattro regioni hanno di recente approvato atti che pongono un limite alla realizzazione di allevamenti animali intensivi. Nel caso spagnolo ci si riferisce a quelli con un numero di capi adulti bovini maggiore di 850.

La seconda notizia recentemente uscita viene in realtà dalla Germania, dove il nuovo ministro per l’Agricoltura (per inciso un vegetariano) ha proclamato di voler porre fine ai “prezzi spazzatura” per la carne, intendendo con questo dei prezzi troppo bassi, che non tengono conto dei danni ambientali derivanti, appunto, dalla conduzione degli allevamenti intensivi di animali. Il ministro intende anche portare la quota di superficie coltivata secondo i criteri dell’agricoltura biologica dall’attuale 10% al 30% entro il 2030 (ricordo che l’obbiettivo dell’Unione Europea per quella data è del 25%).

Cosa vogliono dire secondo me queste due notizie? Che il conto alla rovescia per gli allevamenti intensivi di animali è iniziato davvero. Non chiedetemi quando la parola “fine” verrà pronunciata (a mio avviso ci vorranno dai 10 ai 15 anni ancora) ma, almeno in Europa, la direzione mi sembra certa, e francamente non me ne dispiace. Vi spiego perché.

– Un allevamento di animali gestito secondo criteri intensivi significa avere una quantità enorme di animali rinchiusa sotto lo stesso tetto. Questo comporta tendenzialmente numerosi problemi per gli animali stessi: minore benessere generale; maggiore facilità di trasmissione di malattie; maggiore concentrazione di agenti inquinanti (in primo luogo le loro deiezioni organiche).
Normalmente si fa fronte a questi problemi con l’uso di prodotti chimici di sintesi non proprio benefici per l’uomo: vari agenti di crescita, antibiotici (meno in Europa, ma nel resto del mondo non scherzano) per difenderli dalle malattie, etc.

I vantaggi per gli imprenditori sono evidenti: gli animali tendono a crescere prima, si risparmia sulla necessità di spazio, si possono raccogliere i residui organici in modo più semplice: sono le famose “economie di scala”. Per questo, nel corso dei decenni, si è registrata la tendenza a ingrandire sempre più queste strutture, con impatti considerevoli sul territorio circostante. Chiunque abiti nel raggio di 20 km da questo tipo di allevamenti sa cosa voglia dire respirare nell’aria un certo profumo…

Tuttavia i conti non tornano, nemmeno per questi mega-allevamenti. I margini di profitto sono minimi, il rispetto di norme sanitarie e ambientali sempre più oneroso, la qualità del lavoro per chi vi è impegnato è assai modesta, per non dire pessima. Ma allora a chi fanno comodo? A buona parte di noi, perlomeno per ora. Perché ritengo che la maggioranza di chi frequenta un supermercato scelga ancora la carne soprattutto in funzione del suo prezzo piuttosto che della sua qualità complessiva (che comprende anche il sistema di allevamento praticato).

Una partita persa quindi? No, credo che molti si stiano facendo più attenti a consumare un po’ meno carne rispetto al passato, consapevoli che una dieta più varia faccia loro meglio. E che dedicare un po’ più di tempo a leggersi un’etichetta non sia tempo perso. Se poi il legislatore mette in campo anche leggi (e incentivi finanziari) oculati meglio ancora. Chiamiamola pure “transizione alimentare”: ce n’è un forte bisogno.

 

Sandro Angiolini_piccola

OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.

Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.