Fiumi in secca e reattori fermi in mezza Europa hanno portato alla ribalta la vulnerabilità del nucleare e il legame tra crisi energetiche e crisi idriche.
di Sandro Angiolini
17 agosto 2026
Spesso molti di noi tendono a considerare la scarsità di disponibilità energetica come un problema distinto da quello della disponibilità di acqua: nella realtà l’una può mettere in crisi l’altra. Come ha segnalato questa settimana un illuminante articolo apparso sul Corriere della Sera.
Il testo ci dice che si è seriamente aggravata, a causa del caldo e della siccità, la crisi della produzione energetica nucleare in Europa. In Romania si è fermata l’unica centrale presente a causa del basso livello del Danubio. L’Ungheria invece è finora riuscita a evitare di spegnere completamente la centrale nucleare di Paks, anch’essa raffreddata con acqua del Danubio, che copre circa un terzo del fabbisogno elettrico nazionale.
I due Paesi stanno inoltre studiando e attuando interventi per cercare di alzare artificialmente il livello dell’acqua del fiume: per esempio operazioni di dragaggio del fondo, esplosioni per demolire grandi rocce che rallentano il corso dell’acqua, tutto ciò che consente di indirizzare più facilmente acqua per raffreddare i reattori delle centrali. La biodiversità ovviamente ringrazia…
In Francia sono nel frattempo sono saliti a otto i reattori nucleari spenti per lo stesso motivo (o perché, come ho già scritto tempo fa sul blog, erano fermati dall’invasione di meduse nei condotti).
Questo dovrebbe far riflettere profondamente chi, come il nostro Governo che questa settimana ha confermato la sua intenzione di tornare al nucleare, ritiene che questa fonte di energia sia in sostanza esente da problemi. La realtà ci dice altro e il rischio non è solo aspettare 12 o 15 anni prima di vedere le nuove centrali in funzione ma di constatare che poi le cose non andranno affatto lisce, anche per motivi oggi sottovalutati.
La stessa sottovalutazione, o se volete semplificazione, la ritrovo nei discorsi di chi, in Toscana, pretenderebbe di risolvere i problemi di scarsità idrica realizzando nuove dighe (per esempio quella sul fiume Merse). A parte il fatto che prima vorrei sapere che fine hanno fatto e come sono concretamente gestiti i circa 16.000 piccoli invasi già esistenti nel territorio, trovo questa idea in buona parte illusoria. Per una semplice ragione: come dimostra il caso che ho descritto sopra, se non piove abbastanza l’acqua manca ovunque e mancherà anche nei fiumi, la cui portata sta storicamente diminuendo.
Bene quindi fare gli studi di fattibilità ma conviene svolgerli con molta attenzione altrimenti, tra una decina d’anni (o quando saranno realizzate le nuove dighe), il rischio di aver speso inutilmente molti soldi dei contribuenti potrebbe diventare un fatto. Ricordo inoltre che nell’ultimo decennio la tendenza a livello europeo è di rimuovere le dighe esistenti, non di crearne di nuove, in molti casi proprio il loro rapporto costi/benefici non stava più in piedi.
Nel dubbio mi permetto di suggerire di investire subito risorse- anche e soprattutto umane – su tre “cosette” che di sicuro male non fanno:
– estendere a tutte le aziende agricole metodi di irrigazione aggiornati e in grado di ridurre i consumi di acqua (ricordo che, in media, il settore consuma il 75/80% del totale idrico disponibile);
– riconvertire la scelta di colture e delle loro varietà verso quelle in grado di tollerare maggiormente la siccità;
– fornire gratuitamente consulenze specializzate per gestire al meglio questi processi.
Tenendo inoltre bene in mente che la crisi dell’agricoltura dipende assai poco dalla scarsità di un unico fattore della produzione.
OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.
È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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