Nel 2028 entrerà in funzione il Polo Raee di San Donnino. Tratterà fino a 25.000 tonnellate l’anno, quasi l’intero fabbisogno regionale.
Redazione
10 marzo 2026
Che fine fanno i nostri vecchi elettrodomestici e dispositivi elettronici? Frigoriferi, lavatrici, apparecchi elettrici ma anche smartphone, tablet e stampanti sono oggetti che accompagnano la nostra vita quotidiana e che a fine vita diventano Raee, ossia rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Ogni anno in Europa ne produciamo milioni di tonnellate e il flusso è in aumento. In Italia, nel 2022, sono state raccolte circa 360 mila tonnellate di Raee, pari al 34% dell’immesso al consumo mentre l’obiettivo europeo è il 65%. Il resto finisce per lo più in discarica. Il problema tuttavia non è solo quanti ne produciamo ma quanti riusciamo a intercettarne.
Una miniera di materiali preziosi
Non si tratta solo di una questione ambientale: dentro questi rifiuti si trovano materie prime strategiche – ferro, rame, alluminio, metalli preziosi – fondamentali per l’industria e per la transizione digitale ed energetica. Dal trattamento di una tonnellata di schede elettroniche, per esempio, si possono ricavare 129 kg di rame, 43 di stagno, 15 di piombo, 0,35 di argento e 0,24 di oro.
A San Donnino si chiuderà il cerchio
In Toscana la produzione di Raee urbani viaggia intorno alle 26.750 tonnellate annue. Aumentare la raccolta è solo il primo passo, servono gli impianti. Ma la Toscana a breve sarà in grado di chiudere il cerchio. Nel 2028 entrerà in funzione il polo Raee di San Donnino, un impianto all’avanguardia per il recupero e il riciclo dei materiali elettronici che sta sorgendo al posto dell’ex inceneritore, impianto nel quale Plures ha investito circa 40 milioni di euro. Avrà una capacità di trattamento fino a 25.000 tonnellate l’anno, il che significa poter coprire quasi interamente il fabbisogno regionale.
Capacità di recupero quasi al 100%
L’impianto è progettato per raggiungere un recupero del 97%. In uscita: 52% ferro e acciaio, 7% rame e alluminio, 18% componenti recuperabili (schede elettroniche, batterie, vetro, cemento), 20% plastica, solo 3% di scarto. Questo significa trasformare il rifiuto in materia prima seconda da reimmettere nel mercato. Significa anche stimolare il riuso e la riparazione, intercettare più Raee a livello locale e rafforzare una filiera industriale toscana integrata.
L’Europa chiede di aumentare la raccolta ma senza impianti adeguati gli obiettivi restano dichiarazioni e l’economia circolare un concetto vuoto. Il Polo di San Donnino non è solo un nuovo impianto ma un tassello di economia circolare reale.
Occhio all’iperconsumismo
Non bisogna dimenticare tuttavia che le migliaia di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici che impianti come questo devono gestire sono anche un effetto dell’iperconsumismo globale: la pulsione alla sostituzione sistematica dei beni indotta dal mercato e dalla pubblicità alla quale ben pochi riescono a sottrarsi. Una logica di accumulo e scarto che si traduce in una produzione incontrollata di rifiuti, spesso carichi di sostanze tossiche, buona parte dei quali smaltiti illegalmente nel Sud del mondo. Con conseguenza ambientali e umane drammatiche. Sarebbe ora di voltare pagina.



















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