Oltre la siepe - di Sandro Angiolini

Il disastro di Niscemi ennesimo esempio dell’incapacità di gestire il territorio

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Foto Università di Firenze - Protezione Civile

Il paese poggia su un terreno molto fragile e costruirci sopra secoli fa è stato un errore. Ma allora perché non hanno spostato le case nella pianura circostante?

 

di Sandro Angiolini
1 febbraio 2026

Nella settimana appena passata la notizia a carattere ambientale che ha occupato maggiormente i media italiani è stata sicuramente quella della frana che sta colpendo l’abitato di Niscemi, in Sicilia. Per molti (aggiungo troppi) motivi è un buon esempio di come non siamo in grado di gestire bene il nostro territorio.

Il fenomeno di Niscemi non è recente: già nel marzo del 1790 fonti storiche indicano che si verificarono cedimenti del suolo che causarono grave preoccupazione e danni nella popolazione residente. Inoltre una frana del tutto simile a quella attuale si era verificata nell’ottobre del 1997, con l’evacuazione di centinaia di persone.

Niscemi poggia su un terreno particolarmente fragile composto da arenarie, argille azzurre e strati gessosi fratturati. Questo sottosuolo, attraversato da acque e gas, è altamente instabile e tende a scivolare, specialmente in seguito a piogge intense o per la natura del terreno stesso. Costruirci sopra un abitato, secoli fa, è stato un errore; ma allora le conoscenze geologiche erano molto limitate.
Visto che il problema è (in tutti i sensi) alla base, perché non hanno rilocalizzato quelle case nella pianura circostante? Costi, certo, ma quanto costerà ora che dovremo agire in fretta, in una situazione di emergenza?

Ricordo sommessamente che il 94,5% dei Comuni italiani è a rischio idrogeologico per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera, con oltre 69.500 km2 (il 23% del territorio) classificati a pericolosità severa da frane. Non basta: aumenti significativi della superficie a pericolosità frana si sono registrati negli ultimi tre anni in Provincia di Bolzano (+61,2%), Toscana (+52,8%), Sardegna (+29,4%) e Sicilia (+20,2%).

Ma allora, se questo è lo stato delle cose, quanto investiamo ogni anno per contrastare, prevenire o tamponare questi problemi? Circa 2 miliardi di euro. Che rappresentano appena lo 0,009% del PIL (Prodotto Interno Lordo) realizzato dal nostro Paese nel 2024, pari a 2.200 miliardi. Anche il famoso PNRR destinava complessivamente (su un arco di oltre 5 anni) solo 1 miliardo a questo problema.

Il mio pensiero va anche all’area circostante al Vesuvio, cioè un vulcano classificato “attivo”, dove circa 700.000 persone vivono sotto il rischio di essere travolte da un’eruzione. Perché, anche lì, non si è cominciato a investire per allontanare progressivamente la popolazione da un rischio del genere? E quante lottizzazioni degli ultimi decenni hanno incluso la realizzazione di seminterrati, garage, scantinati, “taverne” varie, poste sotto il livello di scorrimento delle acque?
Eppure i geologi che ho conosciuto nel tempo non navigano nell’oro e talvolta faticano a trovare lavoro.

Queste dovrebbero essere le vere priorità della politica (e dei cittadini che votano i loro rappresentanti). Ma evidentemente è più facile parlare di altri problemi e intervistare le persone direttamente coinvolte, in condizioni drammatiche, a cui i media nostrani dedicano anche troppa attenzione, senza farlo a ciò di cui ci sarebbe davvero bisogno. Povera Italia.

OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.

È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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